Addiopizzo Catania: #CertoCheFirmo, "no ai privilegi per mafiosi"

Dal 2006 Addiopizzo Catania ha intrapreso un percorso di volontariato finalizzato non solo alla sensibilizzazione in tema di antiracket ma più in generale all’affermazione di una forte e rinnovata coscienza sociale. Tale obiettivo passa dalla solidarietà alla memoria storica, dall’attenzione culturale ai soggetti più deboli alla formazione e l’informazione di studenti di ogni età.

E’ proprio in occasione del confronto con gli studenti che, tuttavia, Addiopizzo Catania si è resa conto di doversi fermare a riflettere. E’ davvero sufficiente parlare di denuncia e lavorare sul territorio senza curarsi di ciò che accade a livello nazionale? E’ davvero sufficiente guardare con stima al lavoro dei singoli esponenti di istituzioni e forze dell’ordine senza curarsi di cosa prevede il nostro sistema in termini legislativi?

Addiopizzo Catania crede di no.

“Dopo 10 anni di lavoro sul territorio – c’e’ sctitto in una nota di addiopizzo – ed inevitabile coscienza dell’argomento “legalità” in molte sue forme, Addiopizzo Catania si è trovata in difficoltà a rispondere a tutte quelle domande di studenti e imprenditori che esprimevano sfiducia e paura in relazione al nostro sistema processuale e penitenziario”.

“L’Italia è un Paese dove, di fatto, chi delinque ha più garanzie di chi il reato lo subisce. Dove le pene, spesso alte sulla carta, diventano irrisorie a seguito dell’accesso a benefici processuali e penitenziari da parte di chi delinque. L’intento deflativo dei processi, il sovraffollamento carcerario, la carenza di organico tra magistratura e forze dell’ordine, la priorità alla rieducazione del reo, hanno in questi ultimi vent’anni costituito non più obiettivi da perseguire realmente ma alibi per non affrontare di petto il problema. Nell’organico di magistratura e forze dell’ordine bisogna investire, non farne motivo di incertezza della pena. Il sovraffollamento carcerario va risolto investendo nell’edilizia carceraria e negli accordi bilaterali con gli stati esteri, non con lo svuotamento delle carceri. L’intasamento delle aule dei tribunali va risolto con regole processuali diverse da riti abbreviati e patteggiamenti”.

“La rieducazione del reo deve essere effettiva e non solo sulla carta ad unico discapito della vittima. Tutto questo, nel massimo rispetto della dignità delle condizioni dei detenuti e della loro rieducabilità, ove possibile, deve coincidere con il ripensamento di un sistema che deve dare fiducia e sicurezza al cittadino, alle vittime e alle potenziali vittime.Non si tratta solo di reati di mafia. Si tratta di reati gravi, di categorie di rei, come recidivi, latitanti ed evasi, che devono essere destinatari di riforme severe seppur sempre civili e rispettose di ogni principio di civilità giuridica”.

“Addiopizzo Catania – continua la nota – ha provato a dare forma a queste idee e a non farle rimanere solo vuoti slogan. Addiopizzo Catania ha provato ad individuare quali sono le norme del codice penale, del codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario che per come sono oggi formulate, per come vengono oggi utilizzate, non consentono di parlare di certezza della pena. Ha provato, in tal senso, a immaginarle con una formulazione diversa o a introdurne di nuove”.

“Il risultato è stato un progetto di riforma sul tema, proposta che è stata presentata ai sensi dell’art. 50 della Costituzione alla Camera e al Senato. Una vera e propria petizione che però, adesso, ha bisogno del supporto di tutti. Solo con una sana e stimolante pressione dal basso il legislatore potrà davvero lavorare su questa petizione e renderla legge. Non siamo né illusi né presuntuosi. Sappiamo benissimo che la nostra idea di riforma è perfettibile e molto dura in alcuni punti. Ma scopo di questa iniziativa non è cambiare un intero sistema da soli o in poco tempo. E’ nostra intenzione sollevare un dibattito che sia ricco di contenuti, e non di vuoti principi, e che sia allo stesso tempo propositivo e costruttivo. E’ nostra intenzione sollecitare il legislatore e fare da tramite per tutti quei cittadini che ogni giorno si chiedono e ci chiedono, perché questo Paese non riesce ad essere seriamente incisivo in termini di certezza della pena”.

ECCO QUI LA PETIZIONE, LANCIATA ANCHE SU CHANGE.ORG.

“Ci auguriamo – scrive addiopizzo – che tutti i cittadini vogliano firmarla e diffonderla nella loro rete di amici e contatti. Hanno già aderito alla petizione esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Da Claudio Fava a Manfredi Borsellino, da Leo Gullotta a Michele Cucuzza, da Pino Maniaci a Walter Rizzo e molti altri. Siamo intenzionati a creare una vera e propria campagna di comunicazione attorno a questo tema, grazie al prezioso lavoro di Reattiva (agenzia di comunicazione aderente alla lista pizzo free di Catania) perché di questo tema deve iniziare a parlarsene, in maniera lucida, tecnica, ma profondamente sentita a tutti i livelli”.

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