Esami istologici in ritardo: la Procura di Trapani indaga. 356 i casi oncologici coinvolti

Servizio sanitario nazionale - (cataniaoggi.it-pexels)

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È ora la Procura di Trapani a condurre le indagini sulla vicenda degli esami istologici che, presso l’Asp trapanese, non sarebbero stati refertati in tempi utili. Un caso di presunta malasanità che ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, facendo emergere – ad oggi – 356 diagnosi tumorali ritardate. La vicenda ha avuto pesanti ripercussioni istituzionali: il direttore generale dell’Asp, Ferdinando Croce, è stato sospeso dal suo incarico per decisione del presidente della Regione, Renato Schifani, che ha avviato l’iter di decadenza.

L’indagine è partita a seguito della denuncia presentata da Maria Cristina Gallo, un’insegnante 56enne di Mazara del Vallo, costretta ad attendere ben otto mesi per ricevere un esito istologico che ha purtroppo confermato un tumore in stadio avanzato. Il caso era stato sollevato pubblicamente il 15 gennaio dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Inizialmente il fascicolo era in carico alla Procura di Marsala, ma è stato poi trasferito a Trapani per competenza territoriale, in quanto lì si sarebbe verificata l’omissione principale. A occuparsi del caso è il pubblico ministero Antonella Trainito.

Le indagini procedono con sollecitudine, vista la condizione di salute delle persone coinvolte. I pazienti rappresentano soggetti fragili e vulnerabili, e per questo la vicenda è trattata con priorità. A breve saranno avviati gli incidenti probatori, strumenti fondamentali per cristallizzare le prove, vista la delicatezza e l’urgenza del caso. I carabinieri del NAS stanno collaborando all’inchiesta, e anche la Procura di Palermo potrebbe presto trasferire gli atti relativi, contribuendo alla ricostruzione del quadro complessivo.

“Gli inquirenti sono al lavoro per delineare con precisione l’intera vicenda. Le denunce acquisite finora sono poche, rispetto al numero di casi oncologici accertati. Sarà necessario ascoltare anche le altre persone coinvolte, una per una, analizzando i rispettivi percorsi clinici”, spiega Niccolò Grossi, legale della signora Gallo.