Rottura ai vertici di Gesap: Riggio si dimette, è scontro sull’aeroporto di Palermo

Vito Riggio
Una rottura inaspettata scuote i piani alti dell’aeroporto di Palermo, proprio mentre si avvicina la stagione estiva e si aprono nuove partite su personale e investimenti. Con una nota dal tono durissimo, il presidente della Regione Renato Schifani — senza nemmeno nominarlo — avrebbe di fatto messo alla porta l’amministratore delegato di Gesap, Vito Riggio, reo di aver espresso pubblicamente perplessità sulla norma che taglia l’addizionale comunale per quattro scali minori siciliani, tra cui quello di Trapani.
In un’intervista rilasciata a Repubblica, l’ex presidente dell’Enac aveva evidenziato i rischi per lo scalo palermitano, qualora si incentivasse eccessivamente l’attività dell’aeroporto di Trapani, una preoccupazione condivisa anche dal numero uno di Assaeroporti, Carlo Borgomeo. Schifani non avrebbe gradito la presa di posizione pubblica di Riggio, considerata un’interferenza scomoda e inopportuna da parte di un manager da lui stesso indicato.
Così è arrivata la stoccata del governatore:
«Le recenti dichiarazioni del vertice di Gesap dimostrano una preoccupante assenza di visione strategica. Intendiamo attivare immediatamente un’azione di moral suasion per un rinnovamento, anche totale, della governance della società aeroportuale, in linea con le sfide imposte dal contesto economico attuale, a partire dal processo di privatizzazione, come già in atto a Catania».
Pochi minuti dopo, Vito Riggio si è presentato a Città del Mare per l’inaugurazione del TravelExpo e ha annunciato pubblicamente le proprie dimissioni:
Come riportato da Repubblica: «Ritengo le parole del presidente Schifani scorrette e prive di fondamento. Tuttavia, ho deciso di rassegnare le dimissioni non solo da amministratore delegato, ma anche da consigliere. Ringrazio il sindaco Lagalla e lo stesso governatore per avermi dato l’opportunità di lavorare per una realtà complessa come Palermo».
Riggio ha poi evidenziato come proprio Schifani abbia mutato atteggiamento nel tempo, ad esempio nei confronti di Ryanair:
«È lecito cambiare idea. È altrettanto lecito, però, che io ora mi riprenda la mia libertà».
Le dimissioni ufficiali sono state verbalizzate poche ore dopo, durante un Consiglio di amministrazione tenutosi a Punta Raisi, incentrato su promozioni interne. Riggio ha chiesto che le sue decisioni diventino effettive a partire dal 1° maggio, così da lasciare al sindaco Lagalla il tempo necessario per trovare un sostituto.
Da Palazzo d’Orléans non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale, ma fonti interne riferiscono che si contesti a Riggio di aver agito in modo inappropriato, sia nel merito — criticando una scelta condivisa da tutto l’esecutivo — sia nel metodo, avendo scelto l’intervista pubblica invece di un confronto riservato con il presidente. Nessuna richiesta formale di dimissioni, dunque: sarebbe stato lo stesso Riggio a prendere l’iniziativa, come già accaduto in passato.
Il rapporto tra Schifani e Riggio, un tempo saldo, si era logorato da mesi, anche a causa dei ritardi nel processo di privatizzazione dello scalo, su cui il governatore non risparmiava critiche, pur sapendo che il via libera dipendeva dal sindaco Lagalla. Ma Schifani ha finito per considerare Riggio non allineato con le priorità regionali, soprattutto in una realtà come quella di Gesap dove la Regione non ha una presenza diretta nella governance. Una situazione ben diversa da quella di Trapani, Catania, Comiso e persino Lampedusa, dove l’influenza della Regione — tramite propri commissari o enti controllati — è ben più marcata.
Il tentativo del governatore di aumentare il controllo politico anche sulla Gesap si era già scontrato con l’impossibilità di incidere sul 42% delle quote societarie, detenute dal Comune di Palermo. Fallita la strategia di riequilibrio tramite il voto diretto nelle ex Province e nelle Città metropolitane, l’unico ostacolo rimasto era proprio Riggio, che ha infine rotto gli argini.
Una rottura non banale per un uomo considerato pragmatico, moderato, di formazione democristiana e sindacale (Cisl). Vito Riggio ha alle spalle una lunga carriera politica e amministrativa: dal consiglio comunale di Palermo nel 1985 alla Camera dei Deputati nel 1987, fino al ruolo di sottosegretario alla Protezione civile nel governo Ciampi, su segnalazione di Oscar Luigi Scalfaro.
Ha guidato l’Enac — l’Ente nazionale per l’aviazione civile, da lui stesso strutturato — per 15 anni, nominato da Pietro Lunardi nel 2003 e riconfermato da Prodi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Nel 2018 termina il lungo mandato e continua a lavorare nel settore, prima come consulente per il trasporto aereo di Nello Musumeci, poi come presidente di Assohandler, l’associazione che rappresenta le società di handling aeroportuale.
Anche il rapporto con Musumeci si era concluso in modo silenzioso, per divergenze mai esplicitate pubblicamente. Il suo arrivo alla guida di Gesap, voluto da Schifani, sembrava il coronamento di un legame solido. Ma il dissenso sul ruolo e le scelte politiche legate alla mobilità aerea in Sicilia ha rotto anche quest’ultima alleanza.
Riggio esce di scena, stavolta definitivamente? Difficile dirlo.