domenica 25 Febbraio 2024
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A rischio chiusura tre punti vendita Thun in Sicilia

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“Sigle sindacali non sono state avvertite”

“È un fatto gravissimo – dichiarano i segretari generali di Femca Cisl Catania, Femca Cisl Agrigento Caltanissetta Enna e Femca Cisl Ragusa Siracusa, Giuseppe Coco, Lorena Di Cristina e Alessandro Tripoli – lascia sbigottiti il modo in cui un marchio così importante gestisca questa procedura che prevede la chiusura di 22 punti vendita in Italia, di cui 3 in Sicilia”.

La Femca Cisl sottolinea come sia indispensabile che si apra “un tavolo di trattative nazionale per salvaguardare i livelli occupazionali”. “In questi punti vendita – continuano Coco, Di Cristina e Tripoli – opera personale altamente qualificato e noi faremo il possibile per tutelarlo”.

Vertenza Scarpe&Scarpe, si discute su intese di contratto
Intanto si discute di un’altra vertenza siciliana. A Palermo la Multi Veste Italy 4, società proprietaria del centro commerciale Forum Palermo, ha comunicato alcuni giorni fa che la nuova proprietà del marchio Scarpe&Scarpe si è dichiarata intenzionata a fornire le garanzie di stabilità finanziaria e continuità aziendale necessarie per proseguire nel rapporto contrattuale.

Un passo avanti fondamentale ed auspicato da ambo le parti, volto a mantenere presso Forum Palermo lo storico negozio di calzature, borse, abbigliamento e accessori, il cui contratto è scaduto a fine 2023. Multi Veste Italy 4 pone infatti la stabilità economica e la capacità di investire nel punto vendita dei brand, presenti presso il centro, come base pregiudiziale per la loro permanenza presso la struttura, ed in ragione di ciò aveva ipotizzato nei mesi scorsi un mancato rinnovo del contratto con Scarpe&Scarpe. A valle degli incontri recentemente intercorsi con la nuova proprietà del marchio Scarpe&Scarpe, Multi Veste ha ricevuto le necessarie conferme in tal senso ed è pertanto lieta di dare apertura al rinnovo del contratto.

C’è, però, lo spettro dei licenziamenti collettivi si allunga sul futuro di 17 famiglie. Sono quasi tutte donne le dipendenti e sono praticamente cresciute nel negozio, con contratti part-time a 24 o a 30 ore. Negli anni, hanno rinunciato a passare buona parte dei giorni di festa in famiglia per garantire l’apertura sempre, e nel periodo pre-pandemia, quando il negozio fatturava di più, gestivano 32 bancali di merce dalle 6 alle 10 del mattino per poi aprire alla vendita al grande pubblico. Sacrifici che oggi sembrano vani con le nuove prospettive e i venti di crisi. L’azienda dopo il Covid ha dichiarato concordato preventivo fallimentare ed è stata in parte acquisita da un fondo investimenti.

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