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Assoesercenti: Commercio, in 5 anni chiuse in Sicilia 32.716 attività

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Il Presidente Politino: Crisi economica, pandemia, guerra in Ucraina, calo dei consumi, acquisti on line, tasse e burocrazia.

Un rapporto dell’Ufficio studi di Assoesercenti Sicilia ha delineato un quadro preciso, analizzando la situazione del settore imprenditoriale ed evidenziando i dati su tutto il territorio siciliano.

LA NATI-MORTALITÀ DELLE IMPRESE

In Sicilia, le iscrizioni di imprese, pari a 116.899 unità, per il periodo 2018-2022 hanno registrato un andamento decrescente. Il calo maggiore risulta proprio nell’ultimo anno in cui le iscrizioni, influenzate prima dalla recessione dovuta alla diffusione del Covid-19 e poi, soprattutto, dalla crisi economica europea a seguito della guerra Russo-Ucraina, hanno registrato una variazione tendenziale pari al -5,7% su base annua.

ISCRIZIONI E CESSAZIONI

Le cessazioni, pari a 100.701 unità, per il periodo 2018-2022, hanno avuto, invece, una tendenza decrescente fino all’anno 2021 per poi registrare un aumento significativo nel 2022, con un +31,8% rispetto al 2021. Contrariamente alle aspettative, nell’anno 2020 non si è verificato l’eccesso di mortalità di impresa atteso a seguito della pandemia, dato che in verità si è palesato nel 2022 con il conflitto che ha coinvolto l’Ucraina.

Nelle provincie siciliane le iscrizioni di imprese hanno riscontrato un andamento decrescente nell’arco temporale considerato, con Catania che ha mostrato la medesima flessione palesata a livello regionale e Palermo, che però nel 2021 ha registrato un +6,7% di iscrizioni rispetto al precedente anno. Le cessazioni – comprensive anche di quelle d’ufficio – invece, hanno mostrato complessivamente una tendenza decrescente fino al 2021, salvo un aumento nel 2022, con capofila le provincie di Trapani (+68.3%), Palermo (+33,7%) e Catania (+23.8%).

Il tasso di natalità delle imprese siciliane negli anni 2018-2022 risulta in flessione. Nello specifico, nel 2018 era pari al 7,00% mentre nel 2022 registra il 5,27%.

Il tasso di mortalità ha registrato, anch’esso, un andamento complessivamente decrescente nell’arco temporale considerato, riportando però un lieve aumento nel 2022 attestandosi al 5,25%, rispetto al 6,43% del 2018.

LE PROVINCE

Nella provincia di Palermo il tasso di natalità ha avuto una tendenza complessivamente negativa negli anni 2018-2022, fatta eccezione per un lieve aumento nel 2021. Il tasso di mortalità, invece, ha registrato un andamento grossomodo discendente, fatta l’eccezione nel 2022, dove l’aumento è stato quasi di un punto percentuale.

A Catania il tasso di natalità ha avuto, invece, una tendenza negativa e costante negli anni 2018-2022. Il tasso di mortalità, come da trend regionale, ha registrato un andamento grossomodo discendente, fatta l’eccezione per l’anno 2022.

I SETTORI ECONOMICI

Analizzando i dati dei principali settori economici si osserva, in generale, un calo delle iscrizioni per l’anno 2022 (manifatturiero, costruzioni, commercio), con il settore del turismo che, in controtendenza, segna un +8,35% nel 2022 rispetto al precedente anno, segnale di risveglio di un settore che nel triennio 2019-2021 ha subito più di tutti la crisi economica derivante dal lockdown per il Covid-19. Nel periodo 2018-2021 l’unico settore a mostrare un costante aumento delle iscrizioni è stato quello delle costruzioni, con un incremento medio annuo del 17.94%.

Osservando i dati sulle cessazioni, in Sicilia, dopo un trend in calo negli anni dal 2018 al 2021 per i maggiori settori economici, si osserva nel 2022 una impennata delle imprese che hanno cessato l’attività. L’aumento maggiore, in parametri percentuale, è quello del settore “Alloggio e ristorazione” che ha registrato un +39,3%, a seguire il settore del Commercio con un +31,6%.

Oltre agli effetti economici e occupazionali, la riduzione del numero di attività commerciali e dei negozi di vicinato provoca delle ricadute sociali molto significative.
«Quando cessa l’attività un esercizio di vicinato – afferma Salvo Politino, presidente Assoesercenti Sicilia – si perdono conoscenze e cultura del lavoro difficilmente recuperabili e la qualità della vita di quel quartiere peggiora notevolmente. La desertificazione commerciale non riguarda solo le imprese, ma la società nel suo complesso, perché significa meno servizi, vivibilità e sicurezza. Occorre accelerare la riqualificazione urbana con un utilizzo più ampio e selettivo dei fondi europei del Pnrr e il coinvolgimento delle parti sociali».

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