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Catania

Importazione di sostanze stupefacenti, 41enne in manette

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Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò hanno dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Catania a carico del pregiudicato catanese Giuseppe Di Re, di 41anni, in relazione al reato di importazione di sostanze stupefacenti nel territorio nazionale senza l’autorizzazione prevista dal D.P.R. 309/90.

Lo scorso 12 giugno il fattorino di una ditta di trasporti aveva recapitato un pacco presso l’abitazione di un 56enne paternese che, in quel momento assente, era stato invece ricevuto dal figlio.

Al suo rientro a casa l’uomo, consapevole di non essere in attesa di alcuna spedizione e supponendo un errore nell’individuazione del reale destinatario, si è recato dai Carabinieri raccontando loro l’accaduto e consegnando loro quanto ricevuto.

I militari hanno provveduto ad aprire il pacco e, non senza sorpresa, hanno constatato che esso conteneva ben 5,500 chilogrammi di marijuana, confezionata sottovuoto e suddivisa in cinque involucri, contrassegnati da nomi fantasiosi ma sicuramente di specifico effetto come “AK47, Crack e Pokemon” che, come per altri tipi di droga sequestrati sul mercato, identificano il “marchio” del produttore/distributore.

Nell’immediatezza, a seguito degli accertamenti, è emerso che il pacco era stato spedito dalla Spagna e che la droga sequestrata, successivamente sottoposta ad esami di laboratorio, sarebbe stata sufficiente per la suddivisione in ben 36.585 dosi singole, da immettere sul mercato per la vendita al dettaglio.

Solo il giorno successivo,  però, l’ignaro destinatario del pacco avrebbe ricevuto sul proprio cellulare alcune telefonate da un’utenza a lui sconosciuta alle quali non avrebbe risposto, seguite da un messaggio nel quale l’ignoto interlocutore, la cui utenza poi sarebbe risultata proprio quella di Di Re, gli rappresentava l’avvenuto presunto errore di consegna da parte del corriere, invitandolo pertanto ad un incontro per la restituzione del pacco.

Tali “pressioni” nei confronti dell’ignaro destinatario del pacco, in verità, si sarebbero intensificate nel breve volgere di alcune ore, poiché il 41enne si sarebbe recato presso l’abitazione della sua “vittima” ed al citofono, subliminalmente, avrebbe rivolto alla figlia un messaggio intimidatorio affermando d’aver individuato l’autovettura utilizzata dal padre, ottenendo pertanto un appuntamento l’indomani per giungere all’agognata consegna del pacco che per l’occasione, però, era stato “modificato” dai Carabinieri con la sostituzione del suo contenuto originario.

L’indomani, intorno alle 10.30, il 41enne catanese è stato visto dai Carabinieri giungere a bordo di una Lancia Musa sul luogo prefissato per l’appuntamento, in via Dei Platani di Paternò, quindi, ritirato il pacco dalle mani del 56enne, si è allontanato in direzione di Catania.

Qui, in via Zia Lisa, la Lancia Musa è stata individuata poco dopo dai Carabinieri che hanno fermato il conducente nonché intestatario del veicolo, individuando nel mentre il Di Re che era intento a lavorare in una rivendita di fiori sita nei pressi del cimitero di Catania, riconoscendolo nelle fattezze e nell’abbigliamento, lo stesso che poco prima indossava nell’incontro avuto con il paternese destinatario del pacco.

Il 41enne in particolare, in uno stato del procedimento nel quale non è ancora intervenuto il contraddittorio dell’indagato, avrebbe, come desunto dai Carabinieri nel corso delle indagini, in precedenza individuato ed utilizzato l’inconsapevole destinatario del pacco per sviare sospetti od accertamenti dei Carabinieri nel caso di eventuali attività investigative, comunicando pertanto il suo indirizzo di casa al proprio fornitore estero della droga, senza nemmeno preoccuparsi di coinvolgere una terza persona in un grave reato.

Le risultanze investigative, compendiate all’Autorità Giudiziaria dai Carabinieri di Paternò, hanno consentito al GIP del Tribunale etneo di emettere il provvedimento cautelare a carico di Giuseppe Di Re, a seguito del quale è stato associato al carcere catanese di Piazza Lanza.

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