Ramacca, riprendono le ricerche archeologiche avviate negli anni ‘70

Avevano poco più di 20 anni i ricercatori Dario Palermo, Massimo Frasca ed Enrico Procelli dell’Università di Catania, quando, nel 1971, segnalarono le interessanti emergenze ceramiche da riferire all’età del Bronzo Antico presenti nel sito di Torricella a Ramacca. Da quella segnalazione l’archeologo Luigi Bernabò Brea predispose il cantiere di scavo in quell’area. Uno scavo che è ripreso nei giorni scorsi grazie alla convenzione siglata tra l’Università di Catania, tramite il Dipartimento di Scienze della Formazione, e la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania.

«L’idea di riprendere le attività di ricerca archeologica nella vasta e ricca area di Ramacca si deve proprio al compianto Dario Palermo, ordinario di archeologia classica del Disfor dell’ateneo catanese, e dopo la scomparsa di Enrico Procelli che lo aveva preceduto nella carica di direttore onorario del Museo Archeologico di Ramacca – spiega la prof.ssa Eleonora Pappalardo, docente di archeologia classica del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’ateneo catanese -. Alle attività sul campo, inoltre, hanno partecipato i membri dell’associazione ArcheoRama, preziosa componente del team di ricerca, che ha caldeggiato e sposato il progetto sin dall’inizio grazie alla collaborazione della presidentessa Laura Sapuppo e del direttore del Museo Civico Archeologico, Antonio Cucuzza».
Proprio la docente Eleonora Pappalardo, allieva del prof. Palermo, è referente dell’accordo per l’ateneo catanese, mentre per la Soprintendenza le referenti sono le dott.sse Maria Teresa Magro e Maria Turco, da anni coinvolte nella co-direzione scientifica di diversi progetti realizzati in sinergia tra i due enti.

Le ricerche hanno interessato due aree cruciali per la conoscenza dell’archeologia siciliana: il sito di Torricella, risalente all’età del bronzo antico, scoperto e parzialmente indagato negli anni ’70 dagli allora studenti Palermo, Frasca e Procelli; il sito La Montagna, dove ha sede un insediamento di età arcaica, esempio chiaro di zona indigena in fase di ellenizzazione, e dove Enrico Procelli e Rosa Maria Albanese Procelli dell’ateneo catanese avevano scavato strutture complesse da riferire all’abitato arcaico.

Nel 1994, la Soprintendenza di Catania, col coordinamento del dott. Andrea Patanè, aveva già condotto campagne di scavo nel terrazzo meridionale del sito La Montagna portando alla luce un monumentale edificio con banchine al cui interno era stata rinvenuta, e restaurata, una fornace. Proprio a nord-est dell’edificio il gruppo co-diretto dalla prof.ssa Eleonora Pappalardo e dalla dott.ssa Maria Teresa Magro ha aperto una nuova trincea seguendo strutture murarie affioranti dagli scavi precedenti e mettendo in luce un nuovo ambiente, affine al precedente, ma di maggiori dimensioni e di complessa stratigrafia.
«In questa struttura di grandi dimensioni è possibile distinguere aree destinate alla cottura e alla conservazione degli oggetti – spiega la prof.ssa Pappalardo -. A giudicare dalle cospicue tracce di incendio e dall’ingente materiale ceramico combusto ancora conservato al suo interno, è ipotizzabile che la sua fine sia da attribuire ad un violento episodio di distruzione».

Per quanto riguarda l’insediamento preistorico di Torricella il gruppo co-diretto dalla prof.ssa Pappalardo e dalla dott.ssa Maria Turco, con la partecipazione del prof. Orazio Palio del Disfor, ha incentrato le indagini sulla prosecuzione dei lavori inaugurati negli anni ’70 dai docenti Dario Palermo, Massimo Frasca ed Enrico Procelli.

«Si tratta di un vasto insediamento risalente al Bronzo Antico di cui, al momento, sono stati indagati due settori – aggiunge la docente Pappalardo -. Nel corso di questa campagna si è deciso di chiarire la situazione del cosiddetto “cantiere nord” dove i colleghi che ci hanno preceduto, dotati di eccezionale intuito, avevano scoperto una poderosa struttura muraria ad andamento curvilineo delimitante lembi di piano di calpestio in terra battuta, da riferire alla nota facies siciliana di “Castelluccio”».

Alle ricerche hanno preso parte anche gli studenti Chiara Ansini, Rosaria Cavallaro, Chiara Libra, Zaira Raimondi, Gianluigi Tirolo e Chiara Tomarchio dei corsi di laurea in Beni culturali del Dipartimento di Scienze umanistiche e in Scienze del Turismo del Dipartimento di Scienze della formazione dell’ateneo catanese e Michelangelo La Spina dell’Università di Messina.

Al loro fianco i membri dell’associazione Archeorama Annalisa Costa, Grazia Calandra e Paola Piccione che hanno seguito lo scavo di Torricella. Un contributo fondamentale è stato fornito dalla dott.ssa Nicoletta Di Benedetto per i rilievi dei monumenti, dal dott. Dario Alessandro Calderone (dottorando del Disfor) per la fotogrammetria e i voli drone e da Domenico Torrisi del Disfor per il supporto tecnico.

Un’occasione dall’indiscusso valore formativo della ricerca archeologica in tutte le sue fasi per gli studenti: dalle operazioni sul campo, che hanno permesso loro di apprendere i fondamenti dello scavo stratigrafico, dei sistemi di rilievo e analisi tecnica delle strutture, della fotogrammetria tramite utilizzo del drone, alle “attività di magazzino”, condotte all’interno del Museo Civico Archeologico di Ramacca diretto da Antonio Cucuzza.

All’interno del museo gli studenti hanno appreso le basi della documentazione della ceramica, della sua distinzione morfologica e funzionale, provvedendo, sotto la guida della docente, alla schedatura dei manufatti tramite l’utilizzo delle tavole Munsell e preparando il materiale alle fasi di restauro, attraverso l’individuazione degli attacchi e la ricomposizione dei vasi.

«La campagna di scavi 2022, dunque, inaugura una nuova fase di ricerca archeologica che, speriamo, si protrarrà per diversi anni, grazie alla sinergia tra l’ateneo e la Soprintendenza, e al supporto di ArcheoRama e del Museo Civico Archeologico di Ramacca – aggiunge la prof.ssa Pappalardo -. Il doveroso tributo agli scomparsi maestri dell’archeologia catanese, come Dario Palermo ed Enrico Procelli, da un lato, e la volontà di contribuire allo sviluppo della nostra terra, dall’altro, sono alla base del progetto. I beni archeologici, infatti, costituiscono per la Sicilia una “eccellenza” territoriale e come tali vanno tutelati e raccontati alle future generazioni, perché esse imparino a prendersene cura e a comprenderne il profondo valore in termini culturali e sociali».

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Redazione