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Catania

Scommesse illegali, chiesto il processo per 81 persone

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Il blitz dell’Antimafia, ricorda agipronews, smantellò gli interessi del clan Santapaola-Ercolano

Il Tribunale di Catania ha notificato a ottantuno indagati la richiesta di rinvio a giudizio della Procura nell’ambito dell’operazione denominata “Doppio gioco”, condotta oltre due anni fa, fissando l’udienza preliminare al 9 aprile 2024. Il blitz dell’Antimafia, ricorda agipronews, smantellò gli interessi del clan Santapaola-Ercolano, coinvolto in una rete di punti vendita diffusa nel sud Italia con lo scopo di operare attraverso l’esercizio di gioco illegale online.

La richiesta del pm
Nella richiesta del Pm Sturiale al Giudice per le Indagini preliminari, Stefano Montoneri, si legge che gli indagati – che sono accusati di far parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso – sono stati coinvolti a vario titolo nell’esercizio di “giochi e scommesse a distanza, effettuate aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella anti-riciclaggio, nonché quella sulle misure di prevenzione patrimoniali, anche attraverso l’intestazione fittizia di beni e società […] in Sicilia, Puglia e altre aree del territorio nazionale”.

L’associazione
I due capi dell’associazione – riporta la richiesta di processo della Procura – disponevano di 30 “skin” e oltre 780 domini registrati per esercitare abusivamente il gioco, appoggiandosi a software house e società con licenza maltese. Tra i capi di imputazione ricorre la modalità con cui veniva esercitato l’illecito: sia attraverso la “capillare commercializzazione” dei siti di gioco betxgames.com, bet7star.com, raisebet24.com, allinbet24.com, raisebet365.com, betlive24.com, starbetsport, betlive5000, fsabet, playinbet, gfbsport, totowinbet, winbetlive, sia attraverso l’amministrazione di “agenzie di scommesse e Centri trasmissione dati ubicati nel territorio della provincia catanese”.

I ricavi delle attività illecite, conclude agipronews, favorivano il riciclaggio di denaro, che veniva trasportato in Italia e all’estero (Germania, Malta, Polonia e Montenegro), “con automezzi allestiti in modo da eludere la normativa in materia”.

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