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martedì 18 Gennaio 2022

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Monsignor Renna è il nuovo arcivescovo di Catania

Monsignor Luigi Renna è il nuovo arcivescovo di Catania. Papa Francesco ha, infatti, accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana presentata Salvatore Gristina e nominato il nuovo arcivescovo trasferendolo dalla Sede vescovile di Cerignola-Ascoli Satriano.

Luigi Renna, 56 anni il prossimo 23 gennaio, è originario di Corato, in provincia di Bari. Ha compiuto gli studi per la formazione al sacerdozio ministeriale presso il Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI di Molfetta. Ha conseguito la Licenza in Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana (1993) e il Dottorato presso la Pontificia Università Lateranense (2003). È stato ordinato sacerdote il 7 settembre 1991, per la Diocesi di Andria, nella quale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale del SS.mo Sacramento ad Andria; Vice-Rettore e poi Rettore del Seminario Vescovile di Andria e docente di religione cattolica al Liceo Classico; Direttore del Centro Diocesano Vocazioni; Direttore della Scuola di Formazione Diocesana all’impegno socio-politico; Direttore del mensile diocesano Insieme; Vice-Postulatore nella Causa di Beatificazione del Ven. Giuseppe Di Donna; Canonico del Capitolo della Cattedrale di Andria; Direttore della Biblioteca Diocesana San Tommaso d’Aquino; Direttore dell’Archivio Diocesano San Luca Evangelista; Direttore della Scuola di formazione per gli Operatori pastorali; Rettore del Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI di Molfetta.

Il primo ottobre 2015 è stato nominato Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 2 gennaio 2016. Dal 2018 è Segretario della Conferenza Episcopale Pugliese. All’interno della Conferenza Episcopale Italiana è Presidente della Commissione per i problemi sociali, del lavoro, della giustizia e della pace.

il saluto alla città di Catania

“Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa che è in Catania,

pur non conoscendo ancora i vostri volti, fiducioso nel Signore che ci fa camminare alla Luce del Suo Vangelo, mi rivolgo a voi già chiamandovi fratelli e sorelle. Non si sentano esclusi da questo saluto coloro che non hanno la nostra stessa fede in Gesù Cristo o appartengono ad altre Chiese: li sento compagni di cammino, e sono desideroso di cercare sempre ciò che mi unisce a loro.

Il mio primo affettuoso saluto va a te, caro fratello Arcivescovo Salvatore: ti ho sentito telefonicamente in un mattino carico di Luce, il giorno dell’Epifania, e hai subito messo a suo agio questo giovane pastore che chiama per la prima volta un suo fratello maggiore. Cara Eccellenza, caro don Salvatore, ci attende un cammino di comunione che sarà il più bell’annuncio di quello che è capace di “fare” il Vangelo nella vita degli uomini!

Non sono mai stato a Catania, e mi sento come Abramo che lascia la sua terra per andare verso un luogo totalmente inesplorato- tranne che per le tante letture degli scrittori siciliani che mi hanno affascinato fin dagli anni del liceo – nel quale il Signore lo precede e gli prepara il cammino con un popolo di fratelli e sorelle. Alcuni giorni fa commentavo alcuni testi della Genesi (12,7-9; 13,18) per la celebrazione del matrimonio di due cari amici che sono convolati a nozze in età matura, e notavo che Abramo dovunque andasse piantava una tenda e costruiva un altare.

“Costruire una tenda”, cioè abitare con i fratelli, accolti sotto quegli spaziosi teli dei nomadi, che lì hanno tutta la loro vita ospitale; e “piantare altari” a gloria di Dio, sapendo che ogni luogo che è sotto il cielo è sotto lo sguardo del Padre, proprio come mi insegnava mia mamma nella prima preghiera che mi ha insegnato: “Dov’ è Dio? In cielo, in terra e in ogni luogo”. Tende e altari disseminano la vita di un credente, forse di ogni uomo, certamente di un presbitero e di un vescovo: le mie radici nel mio caro paese natale, Minervino Murge; gli anni di formazione e di ministero in Seminario e in tanti ambiti pastorali nella mia cara Andria; la “tenda” del Seminario Regionale di Molfetta, che è vasta come la Puglia; i sei anni della Chiesa di Cerignola-Ascoli Satriano, impegnativi e stupendi; le Chiese sorelle di Puglia con i miei cari Confratelli Vescovi. Quanti volti, quante storie, quante situazioni che mi hanno visto più discepolo che maestro! In ciascuno di questi luoghi ho piantato la tenda, l’ho poi levata, ma è rimasto “l’altare” della gratitudine al Signore e i legami della fraternità.

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