Fecondazione: Gallo, ‘a 15 anni da legge 40 ecco prossime sfide’

Roma, 8 mar. (AdnKronos Salute) – Specificare nella relazione al Parlamento sulla legge 40/2004 le percentuali di impianto degli embrioni su cui sia stata applicata la tecnica di indagine diagnostica sulla blastocisti, così come il numero di embrioni crioconservati che a seguito della diagnosi preimpianto non sono stati trasferiti in utero, per non creare nocumento alla donna. E, sulla base di questi dati, destinare col consenso della coppia gli embrioni non idonei per la gravidanza alla ricerca scientifica: attualmente vi sono studi in fase clinica sull’uomo che evidenziano risultati per la cura del Parkinson e di alcune malattie legate all’invecchiamento. Sono gli ultimi “passaggi affinché anche l’Italia abbia una normativa sulla procreazione medicalmente assistita degna degli avanzamenti scientifici e che rispetti le libertà delle persone”, secondo Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, nel giorno della Festa della donna e alla vigilia del 15esimo compleanno della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita.
Legge che negli anni è stata smontata a colpi di sentenze di tribunali e Corte costituzionale, che pian piano hanno eliminato paletti importanti imposti dalla normativa stessa, dal divieto di fecondazione eterologa all’obbligo di dover impiantare 3 embrioni per volta nell’utero della donna. Ma la strada è ancora in salita: “L’accesso alle tecniche di fecondazione assistita è infatti ancora ‘a singhiozzo’ nel nostro Paese – dice Gallo all’AdnKronos Salute – Soprattutto l’Associazione Luca Coscioni e le associazioni di coppie che accedono alla fecondazione medicalmente assistita hanno scritto al ministro della Salute Giulia Grillo e al Comitato Lea, chiedendo di aggiornare i livelli di assistenza con la diagnosi preimpianto e rendere possibile accedere realmente a tutte le tecniche di Pma, inclusa appunto la diagnosi preimpianto, anche nelle strutture pubbliche, perché il limite economico non sia un ostacolo ad avere una famiglia con dei figli”.
Quello che viene richiesto è anche “la definizione delle tariffe per le tecniche di queste prestazioni – spiega Gallo – perché, a un anno dall’aggiornamento, il fabbisogno dei pazienti è disatteso oggi come ieri; la previsione, nei Lea, delle indagini Dgp/Pgs, affinché siano considerate a tutti gli effetti parte integrante delle diagnosi prenatali; e inoltre rispetto della legge 40, che prevede che possano accedere alle tecniche di Pma le coppie in età potenzialmente fertile e non impone come previsto dai Lea un limite di 46 anni per la donna”.