Furti di arance in aumento, la Cia di Catania chiede tavolo in Prefettura

“A quasi un anno dalla sottoscrizione del protocollo di intesa alla Prefettura di Catania per fronteggiare il gravissimo fenomeno dei furti nelle aziende agricole della Piana etnea, poco o nulla è cambiato: né per quanto riguarda i controlli né la repressione dei reati”. Lo dichiara il presidente provinciale della Cia di Catania, Giuseppe Di Silvestro, che oggi ha inviato una lettera di sollecito al Prefetto Federico perché convochi immediatamente un tavolo tecnico di coordinamento, nel quale tornare a parlare di controlli e di misure da adottare.  Il protocollo è stato siglato lo scorso 22 febbraio tra i rappresenti del Governo , le Forze dell’Ordine e le associazioni rappresentative degli agricoltori.

“I produttori  di arance in particolar modo,  continuano ad essere bersaglio di  bande di malfattori che vandalizzano  strutture e recinzioni e fanno man bassa di quintali di prodotto – sottolinea Di Silvestro – Il danno  non è quantificabile, perché  si aggiunge a quelli derivanti dalla gravissima crisi che ancora imperversa e che ha messo al tappeto centinaia di coltivatori, fra difficoltà ad entrare nei mercati sia nazionali  che esteri, concorrenza sleale applicata a più livelli, le inefficaci politiche dell’Unione Europea anche sul versante della inadeguatezza di controlli e delle misure di prevenzione sulle fitopatie che mettono a repentaglio la maggior parte dei raccolti di agrumi”.  “Non è possibile pensare – prosegue Di Silìvestro – che quel poco di raccolto, già insufficiente a coprire le spese di una produzione “a perdere”,  venga trafugato da gente che riempie i camion  e poi va a vendere il refurtiva per strada, guadagnandoci  in nero”.

“Riuscire a gestire la sorveglianza di decine e decine di ettari di terreno, oltre che gravosa sul piano economico, e pure necessaria, non riesce a da sola scongiurare il verificarsi di certi e continui episodi”. “È necessario – conclude Di Silvestro –che lo Stato dia un segnale significativo della sua presenza sul territorio, da un lato  confortando gli imprenditori, che al contrario si sentono abbandonati,  e dall’altro,  mostrando la certezza della Legge nei confronti di chi  procura un ingiusto danno a coltivatori che  provano  a svolgere il proprio  lavoro onestamente, pagando le tasse”.

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