Home Cronaca Grande distribuzione, sequestrati beni per 41 milioni

Grande distribuzione, sequestrati beni per 41 milioni

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Sarebbe di 41 milioni di euro, il valore dei beni sequestrati dalla divisione polizia anticrimine della Questura di Catania a un imprenditore Michele Guglielmino , 48enne, pluripregiudicato, “ritenuto orbitante nell’area di influenza del clan Cappello”.  Il provvedimento del Tribunale, su richiesta della Dda della Procura guidata da Carmelo Zuccaro, fa seguito a una proposta del questore e riguarda beni mobili, immobili ed imprese, in forma individuale e societaria, soprattutto nel settore della grande distribuzione alimentare. Tra le attività sequestrate ci sono anche 13 supermercati.

Michele Guglielmino, inteso “Michele da Gesa”, ( “perche’ in passato era titolare di un supermercato che si chiamava Gesa, nella zona di Librino – San Giorgio”) pregiudicato, dagli investigatori, è ritenuto soggetto socialmente pericoloso, già particolarmente attivo nel traffico degli stupefacenti, per le cui condotte ha subìto severe condanne definitive. Secondo le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, si sarebbe distinto nella capacità di inserirsi nel mercato della grande distribuzione di generi alimentari, “reimpiegando il denaro provento delle attività illecite, nell’acquisto di beni e nella costituzione di numerose attività commerciali, tutte a lui riconducibili”.

Il neo questore di Catania Alberto Francini, ha spiegato: che l’operazione di oggi, è importante, perché segna una discontinuità con il passato. La magistratura hanno avuto successi importanti, il passaggio che si sta facendo negli ultimi periodi, è l’aggressione dei patrimoni mafiosi, siamo bene attrezzati, già da tempo ci sono dei successi notevoli. Bisogna togliere spazio a quelle organizzazioni criminali, aumentando sempre di piu’ la nostra azione, che mira a riaffermare la presenza dello Stato. Il capo della Squadra Mobile Antonio Salvago, sottolinea come Guglielmino, in una conversazione aveva dei contatti con il latitante Angelo Cacisi, elemento di vertice del clan “Cappello-Bonaccorsi”, tratto in arresto nelle note operazioni di polizia denominate Ramazza.

“L’indagine in questione, è stata condotta in maniera unica, esemplare ed esaustiva”, lo scrive il Tribunale sezione di prevenzione. Il dirigente dalla divisione polizia anticrimine della Questura di Catania Ferdinando Buceti, nel ringraziare i colleghi, ha sottolineato, che il metodo adottato, è molto importante, ma sopratutto efficace. Se da un parte i patrimoni si possono aggredire anche sotto il profilo penale, parallelamente si possono aggredire anche attraverso i sequestri preventivi. Il tutto dopo un attenta analisi. Un attività di ricerca meticolosa. Dove si analizzano centinaia di posizioni. Michele Guglielmino, ha detto il dirigente: “a partire dal 2004 ad oggi, per su stessa sua ammissione, ha avuto riconosciuto una crescita del 36% annuo, arrivando ad un fatturato di 30milioni di euro”. Considerando che i punti vendita sequestrati sono 13, ma sarebbero stati trovati documenti, dove si attestava l’aquisto di altri due punti vendita con com promessi già fatti. Compreso un deposito di 30mq nel territorio di Misterbianco.

Il dirigente, ha anche spiegato che i beni sequestrati sarebbero intestati, “alla moglie, alla cognata ma anche al figlio che al momento della notifica del decreto, non era a conoscenza di essere formalmente il titolare di beni immobili, terreni e case”. Il dirigente, ha sottolineato come le attività sequestrate che vede coinvolte circa 120 persone, non si fermeranno, saranno curate da amministratori giudiziari, che mirano a produrre anche occupazione.