I 60 anni del ‘Gattopardo’, serata ad Agrigento

Palermo, 21 nov. (AdnKronos) - Un modo per ?ricucire uno strappo?, per colmare il vuoto "incomprensibile" di una mancata celebrazione dei 60 anni del ?Gattopardo?, ma anche un modo per restituire giustizia ad uno dei grandi libri del '900, opera dalla storia travagliata, insieme ai suoi maggiori esperti e con chi, come il figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi, ha visto da vicino Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La mancata pubblicazione da parte di grandi di case editrici, l'accusa, durata anni, di essere un libro di ?destra?, la beffa di un successo arrivato solo dopo la morte dell'autore e tanti altri spunti sono gli elementi della serata-spettacolo svoltasi ieri al teatro ?Pirandello? di Agrigento gremito in ogni ordine di posti. Un evento voluto dall'associazione ?Strada degli Scrittori? con il patrocinio del Comune di Agrigento, del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi e della Fondazione Teatro Luigi Pirandello per celebrare la pubblicazione dell'opera tradotta nel film di Visconti e anche per ricordare Leonardo Sciascia, a 29 anni dalla scomparsa. Un filo rosso tra due autori esaminato anche con i contributi di due grandi esperti di letteratura, di Sciascia e del ?Gattopardo?, i professori Silvano Nigro e Salvatore Ferlita. Il confronto, moderato dal giornalista Felice Cavallaro, presidente della ?Strada degli scrittori? ha visto anche la proiezione di due contributi video di Andrea Camilleri e Gaetano Savatteri. "Un'occasione per approfondire alcuni aspetti delle profetiche intuizioni sciasciane e dell'opera di Tomasi di Lampedusa, individuando anche dettagli poco noti (o poco notati) del libro, come il fatto che il principe di Salina muoia nello stesso giorno in cui sarebbe poi nato Benito Mussolini. Incastro di date che per il professore Nigro aiuterebbe a interpretare uno dei passaggi chiave del romanzo su ?iene e sciacalli? destinati a sostituire i ?gattopardi? nella gestione del potere in Italia". Ed ancora la singolare svista di Tomasi che, durante la descrizione del celebre banchetto a base di un timballo con carni, tartufi e prosciutti fumanti, fa brindare i protagonisti con un vino bianco anziché rosso. Pecca sanata da Luchino Visconti nella trasposizione cinematografica e spiegata al "Pirandello" con un sorriso da Lanza Tomasi: "La verità è che il principe era astemio e di vini, nei fatti, non capiva nulla".