I nuovi aeroporti nei sogni dei siciliani

Periodicamente, a distanza di pochi o molti anni, si (ri)parla di un nuovo aeroporto in Sicilia, dal centro alla periferia dell’Isola verso il Continente. È un sogno ripetitivo che, dopo i primi (facili?) entusiasmi si perde (come tutti i sogni) con alle luci dell’alba.

Si parla e scendono in campo imprenditori più o meno locali, altri che vengono dall’estero: per alcuni giorni i mass media regionali (e, qualche volta, anche quelli nazionali) danno fiato ai discorsi e ai progetti che vengono proposti e si spera che i “miliardi” d’investimenti ventili, previsti e buttati come noccioline sul tappeto delle speranze di molti (appassionati dei cieli liberi?), si trasformino in realtà. Poi tutto sfuma nel nulla.

L’ultima proposta è stata avanzata pochi giorni addietro dall’Università Kore di Enna, e il quotidiano La Sicilia l’ha subito lanciata come “realizzabile”, scrivendo “Gli ingredienti principali per realizzare un ampliamento dell’aeroporto di Catania sul territorio che ricade nel comune di Centuripe ci sono già. Un magnate australiano, Peter Iellamo, pronto ad investire finanziando l’opera, una Spa già costituita a Catania, la “Victoria aviation group” (con capitale interamente australiano), un progetto per realizzare la struttura firmato dall’Università Kore di Enna e lo studio dei venti che consentirebbe di abbattere i tempi di realizzazione avendo già dato, in un recente passato, esito positivo” ricordando che Il progetto dell’Ateneo è quello elaborato alcuni fa per l’ampliamento delle potenzialità dell’aeroporto di Catania, basato su una seconda pista già allora prevista sempre nel territorio di Centuripe. I partner anche in quel caso erano stranieri, per la precisione cinesi. Nonostante la firma apposta direttamente a Pechino, il 17 febbraio 2010, su un accordo che coinvolgeva anche l’Ice, Sviluppo Italia, il gruppo Hna che possiede compagnie aree e trasporto merci ed anche resort in Cina e nel Pacifico con l’intenzione di realizzare in Sicilia un hub del Mediterraneo che mettesse insieme le varie modalità di trasporto merci e persone creando un nuovo sviluppo economico e turistico…”.

Dai Cinesi agli Australiani, senza dimenticare gli… Indiani, in tanti pronti a tirar fuori miliardi per lo sviluppo della Sicilia. Anche il magnate indiano Maesh Panchavaktra, infatti, è stato interessato a realizzare un aeroporto in Sicilia, non al “centro” dell’Isola ma a Messina, a Milazzo nella Valle del Mela, tutti pronti ad accogliere la proposta ed applaudire Mahesh Panchavaktra arrivato in Sicilia con un miliardo di dollari! Anche se il progetto risaliva parecchio tempo addietro, la trasferta di Panchavaktra avveniva due anni addietro, e il magnate indiano incontrava l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, che con molta nonchalance dava il suo “via libera” per essere bloccato subito dopo da Vito Riggio, presidente dell’Ente nazionale aviazione civile (Enac), secondo il quale un nuovo scalo civile e cargo in Sicilia non è previsto dal piano nazionale degli aeroporti. Determinazione che è valsa anche per la “nuova (ri)proposta dell’Università Kore.

Certo, la Regione Siciliana si è mostrata e si mostra sempre pronta a supportare questo “tipo” di iniziative, così come è avvenuto per l’ipotizzato aeroporto di Agrigento che negli Anni Novanta “partecipò” all’iniziativa progettuale, ripresa nel 2007 con un annuncio, da parte dell’allora presidente Totò Cuffaro, di un co-finanziamento di 35 milioni di euro. Anche gli agrigentini avevano ed hanno “il” sogno: di un aeroporto, un sogno che si è protratto negli anni; basti ricordare che nel 2010, al termine dell’ennesima riunione, il presidente della provincia d’Agrigento, D’Orsi, lo dava per realizzato, affermando: “Tutto procede a gonfie vele. Posso dire che nel 2013 avremo un aeroporto totalmente operativo”. Pure in “quel” caso, tutto è rimasto sulla carta.

Di diversa natura sono gli ostacoli che impediscono la fattibilità di un nuovo aeroporto in Sicilia. Innanzitutto con l’avvento del Terzo Millennio è mutata la politica del Trasporto aereo. Fino al secolo scorso la tendenza era la “moltiplicazione” degli scali sul territorio (anche in’area ristretta) per “spalmare” il flusso dei passeggeri. Dopo la strategia è mutata con la logica degli “Hub”. In Sicilia c’è l’aggravante della presenza militare straniera (quella degli Stati Uniti, con Sigonella e il MUOS di Niscemi), che limita pure il numero dei voli e non consente l’utilizzo dei radar da parte degli aeroporti civili.

Dunque? Le idee “belle” restano soltanto “belle” idee. E null’altro… nella pratica.

Foto copertina: progetto aeroporto Agrigento

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