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Raffadali, agente spara al figlio

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Sono 15, e non nove come comunicato in un primo momento dai carabinieri, i colpi di pistola esplosi dal 57enne Gaetano Rampello, assistente capo della polizia in forza al reparto Mobile della questura di Catania, all’indirizzo del figlio, Vincenzo Gabriele, di 24 anni, ucciso così questa mattina a Raffadali, in provincia di Agrigento. Alla base dell’omicidio ci sarebbero i dissidi familiari tra padre e figlio, che in queste ore sono sotto la lente di ingrandimento della Compagnia dei carabinieri di Agrigento diretta dal maggiore Marco La Rovere. L’uomo, che ha cercato di allontanarsi dopo avere commesso il delitto, è stato subito fermato e identificato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Agrigento, diretto dal capitano Alberto Giordano, all’altezza di una fermata dell’autobus: l’uomo ha confessato ai militari quanto aveva commesso ed è stato poi interrogato dalla sostituta procuratrice di Agrigento Chiara Bisso, che conduce le indagini sotto il coordinamento del procuratore Luigi Patronaggio. Sul posto si è recato anche il Comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Vittorio Stingo.

Rampello, assistito dal suo difensore, l’avvocato Daniela Posante, è stato sottoposto all’esame dello Stub e poi ha reso una piena confessione ai carabinieri. Il poliziotto ha svelato il movente del delitto: il giovane aveva un disagio psicologico e, per tre anni, secondo il racconto fatto dal padre, era stato ricoverato in una struttura. “Conoscevamo tutti Vincenzo Gabriele Rampello, aveva una vita sociale un po’ turbolenta, ma veniva accettata da tutti il paese. Il ragazzo aveva avuto un’infanzia difficile per via della separazione dei genitori. Il papà, per lavoro, viveva a Catania. La mamma, invece, a Sciacca – racconta il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro -. Vincenzo Gabriele, dopo la separazione dei suoi genitori, era rimasto a vivere da solo a Raffadali, ma c’era uno zio che si prendeva cura di lui. Era introverso e molto diffidente. Non lavorava e veniva mantenuto dal papà che mensilmente tornava per stare un po’ con lui e per dargli il necessario sostentamento economico”. A Raffadali si valuta la possibilità di proclamare il lutto cittadino: “Perché si tratta di una giovane vita – spiega il sindaco -. Una vittima di se stesso e delle incomprensioni in cui ha vissuto”.

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