Operazione “Somalia express”, eseguiti 13 fermi

Si chiama “Somalia express”, l’operazione portata a termine da parte della Squadra Mobile di Catania, guidata da Antonio Salvago. I particolari dell’operazione sono stati resi noti questa mattina durante una conferenza stampa dal capo della Procura facente funzioni Michelangelo Patanè, il questore di Catania Marcello Cardona, dal sostituto procuratore Alessandra Tasciotti e dal dirigente della Squadra Mobile di Catania Antonio Salvago, Francesca Batisti e dal funzionario dello Sco Vincenzo Nicolì. Gli agenti coordinati dalla Procura di Catania, hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, nei confronti 13 persone gravemente indiziate dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Batisti - Salvago - Cardona
Dirigenti polizia Batisti – Salvago – Questore Cardona

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo nell’arco temporale ottobre 2015 – maggio 2016, hanno permesso di evidenziare l’esistenza di un’organizzazione criminale composta prevalentemente da cittadini somali dedita al traffico di connazionali, giunti in Italia clandestinamente a seguito degli “sbarchi”, che venivano prelevati dai centri di accoglienza e condotti all’interno di appartamenti ubicati a Catania – veri e propri “centri di raccolta” – dove venivano illecitamente trattenuti in attesa che le rispettive famiglie, contattate telefonicamente, pagassero somme di denaro per la loro liberazione e la prosecuzione del viaggio verso la destinazione desiderata, in Italia o in Europa. Nel corso delle indagini, in distinte circostanze, sono stati “liberati” diverse decine di cittadini somali, di cui alcuni minori trattenuti dai sodali dell’organizzazione all’interno di abitazioni ubicate a Catania e nell’hinterland del capoluogo etneo.

Sono ancora in corso, le ricerche degli altri sei indagati destinatari del provvedimento, allo stato irreperibili in quanto risultano essersi allontanati dal territorio dello Stato. Le indagini sono state avviate a seguito dalla segnalazione effettuata il 10 ottobre 2015 da una donna somala, residente a Milano, con la quale denunciava il sequestro di un minore somalo tenuto segregato a Catania da alcuni connazionali che, per il suo rilascio, attendevano dai familiari della vittima il pagamento di una somma di danaro.

Sostituto Procuratore Tasciotti e dirigente Sco Nicolì
Sostituto Procuratore Tasciotti e dirigente Sco Nicolì

Le indagini, immediatamente avviate d’intesa con la Procura della Repubblica di Catania, hanno consentito di ritrovare, nel 2015, il minorenne ed altri ragazzi somali all’interno di un Internet Point ubicato idi via L. Sturzo e di porre in stato di fermo tre cittadini somali.

Gli accertamenti effettuati nell’immediatezza del fatto hanno consentito di far emergere, al di là della specifica vicenda,l’esistenza di una più ampia organizzazione criminale dedita al traffico di migranti somali che si occupava di prelevare dai centri di accoglienza i somali arrivati in Italia clandestinamente a seguito degli sbarchi, trasferirli a Catania e collocarli all’interno di appartamenti, dove venivano trattenuti in attesa che le rispettive famiglie, contattate telefonicamente, pagassero somme di denaro per la prosecuzione del viaggio verso la destinazione desiderata, in Italia o in altri Paesi europei.

Nel corso delle indagini, grazie alle risultanze dell’attività tecnica di intercettazione telefonica con il supporto di appositi servizi di osservazione e controllo del territorio, è emerso che in particolare gli indagati somali monitoravano costantemente i flussi migratori e, immediatamente dopo gli sbarchi clandestini, inviavano un proprio emissario presso i centri di accoglienza ubicati nel territorio delle province della Sicilia e della Calabria.

Le famiglie dei migranti somali versavano la cifra richiesta dagli associati mediante accredito su carte prepagate o mediante il sistema di pagamento denominato “Hawala”. Parte del denaro ricevuto veniva utilizzato per l’acquisto dei biglietti per i mezzi di trasporto e di documenti contraffatti necessari a consentire ai migranti clandestini di muoversi liberamente sul territorio dello Stato italiano e/o di Stati Esteri.

L’associazione per delinquere oggetto di indagine aveva una ripartizione dei ruoli e dei compiti non rigida né verticistica, in quanto tutti gli associati si dedicavano alle mansioni di volta in volta necessarie per proseguire l’attività criminosa, fatta eccezione per i due indagati italiani che secondo l’accusa, mettevano stabilmente a disposizione del gruppo un costante servizio di trasporto tramite le proprie autovetture. Sono stati individuati a Catania e nell’hinterland del capoluogo nove appartamenti utilizzati come centri di raccolta all’interno dei quali, dall’inizio delle indagini, sono state trattenute diverse decine di cittadini somali.

Al momento dell’esecuzione del fermo, in seguito ad appositi controlli effettuati all’interno di alcune delle abitazioni già individuate nel corso delle indagini, sono stati rintracciati 37 cittadini somali, di cui tre minorenni, in ordine ai quali sono in corso mirati approfondimenti investigativi.

In particolare, all’interno di un’abitazione ubicata in via Testulla sono stati rintracciati 10 cittadini somali, di cui tre minorenni, questi ultimi risultati irregolari sul territorio nazionale. Nella circostanza sono stati rilevati univoci e concordanti indizi di reità a carico del cittadino somalo Ali Abdi Abshir che aveva, seocndo la ricostruzione, la disponibilità dell’appartamento – il quale è stato posto in stato di fermo di indiziato di delitto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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