Mafia: operazione della Guardia di Finanza. Sei arresti

Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, i finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno tratto in arresto sei persone con l’accusa per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e turbata libertà degli incanti.

Le indagini del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, coordinati dai sostituti procuratori, Liquori, Vinciguerra e Sturiale, hanno consentito, secondo gli investigatori, di trarre in arresto anche “esponenti di vertice della famiglia mafiosa dei “Santapaola-Ercolano” “ in particolare della frangia riconducibile ad Aldo Ercolano 42 anni, figlio del defunto Sebastiano.

Ad Aldo Ercolano e al suo “stretto sodale” cosi definito dai militari, Sebastiano Cavallaro è contestata l’appartenenza a un’associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata all’estorsione, al traffico di stupefacenti, al recupero crediti, alla turbativa d’asta e all’acquisizione diretta o indiretta del controllo e gestione di attività economiche.

Diversi sono gli episodi estorsivi ricostruiti nel corso delle indagini, posti in essere, con metodo mafioso, nei confronti di titolari di noti locali di ristorazione, alcuni dei quali effettuati personalmente dall’attuale “reggente” della famiglia con la collaborazione, secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, del suo “uomo di fiducia” Giuseppe Finocchiaro, anch’egli destinatario di misura cautelare in carcere.

In occasione di tutte le richieste estorsive è stata accertata la spendita del nome della famiglia mafiosa degli “Ercolano”. È stata poi anche registrata l’attività di recupero crediti svolta dalla famiglia mafiosa, dietro compenso, per conto di soggetti terzi come pure l’attività di intimidazione mafiosa finalizzata all’aggiudicazione di aste giudiziarie o a favorire l’assegnazione di pubbliche gare in favore di imprenditori “amici”.

Le indagini hanno pure permesso di riscontrare l’altra attività tipica delle organizzazioni mafiose, ossia il pagamento del cosiddetto “stipendio” agli affiliati detenuti e ai loro familiari. È stata, in particolare, accertata la puntuale consegna da parte di Cavallaro dello “stipendio” alla moglie di Nunzio Zuccaro, condannato con sentenza definitiva a 30 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, quale appartenente alla famiglia “Santapaola-Ercolano”.

Elemento assolutamente peculiare che caratterizza l’indagine è rappresentato dall’accertamento di strettissimi rapporti fra la criminalità organizzata ed alcuni esponenti della massoneria catanese. Secondo l’accusa, il punto di contatto era rappresentato da Cavallaro Sebastiano, secondo l’accusa, uomo di fiducia della famiglia Ercolano e “primo diacono” di una loggia Massonica. “Un indagine importante, – ha detto il capo della Procura Michelangelo Patane’, – perche’ non solo ha portato all’arresto di Aldo Ercolano, ma anche di fare luce su alcuni collegamenti della cosca, e Sebastiano Cavallaro, esponente di una loggia Massonica, – il procuratore sottolinea – che il collegamento non è con tutta la loggia”.

Il comandante provinciale delle fiamme gialle Roberto Manna, sottolinea “come Aldo Ercolano durante la sorveglianza speciale, aveva il controllo, e partecipava ad una serie di attività criminose, che vanno dalle estorsioni, al controllo di aste giudiziarie, al recupero crediti. L’altro aspetto di grande importante – ha detto il comandante – è dato dal fatto dell’emergere di una figura come quella di Cavallaro, che si puo’ definire un colletto grigio, che si vanta in piu’ occasioni di non essere mai entrato sotto l’occhio dell’autorità’ giudiziaria”. “Un soggetto che parla anche con altre famiglie criminali, come i Laudani, e interviene anche per conto di Ercolano, ma anche in autonomia in una miriade di attività”.

Il sostituto Procuratore Rocco Liquori, ha evidenziato che la loggia in questione, “non è una loggia deviata o segreta, è regolamentate iscritta. Suddivisa in quattro logge, dove il primo diacono ( di una di queste) è Cavallaro Sebastiano, il soggetto a cui si rivolgono i fratelli massoni quando vogliono vincere un appalto”.

Il sostituto Procuratore Giuseppe Sturiale che ha seguito le indagini per fare lucce sulle estorsioni, ha detto che è stata accertata un estorsione consumata e continuata e una tentata, ai danni di due locali noti (uno a Mascalucia e uno a Catania)”. “Le indagini, hanno consentito in via autonoma, di scoprire questi episodi”. “Nel caso dell’estorsione consumata, non era stata presentata nessuna denuncia”. Successivamente persone offese, hanno ammesso l’accaduto solo dopo essere sentiti dai magistrati. “E’ molto importante – ha detto il magistrato – che le persone offese denunciano, molto spesso il loro contributo è molto importante”.

Secondo gli investigatori, significative le attività – condotte su richiesta proprio del “Sovrano” della loggia massonica, Francesco Rapisarda, “tese a far desistere”, con ogni mezzo, imprenditori dalla partecipazione a un’asta fallimentare per l’aggiudicazione di un complesso industriale, già di proprietà dei fratelli Rapisarda, garantendo così agli stessi di rientrarne in possesso a un prezzo significativamente ribassato (da 1 milione a 273.000 euro).

Il Gip di Catania ha disposto, per il reato di turbativa d’asta, gli arresti domiciliari nei confronti dei fratelli Carmelo e Francesco Rapisarda, e di Adamo Tiezzi, nonché il sequestro di tutti i beni aziendali mobili e immobili della società. In altre occasioni l’intervento di Cavallaro è stato sollecitato al fine di ottenere, con l’intervento di Aldo Ercolano, l’aggiudicazione di appalti per lavori pubblici in favore di imprenditori “fratelli massoni” come nel caso dei lavori per la Riqualificazione e recupero area ex mattatoio comunale con annesso lavatoio” indetti dal Comune di Santa Maria di Licodia. Poi non riuscendo nell’intendo.

Le indagini, hanno, peraltro, trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia secondo i quali Aldo Ercolano, sin dal 2002, era responsabile per la famiglia nell’area di “Picanello” e per i paesi delle “Aci” e, dopo l’arresto del fratello Mario avvenuto nel 2010, era diventato il riferimento di tutti i gruppi mafiosi riconducibili agli “Ercolano”. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono stati notificati provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ulteriori 5 indagati, tra cui due avvocati e un funzionario di una banca.

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