Mafia: Palermo, confiscati beni per 1,6 milioni a boss

Palermo, 24 giu. (AdnKronos) – Beni per un valore che supera 1,6 milioni di euro sono stati confiscati dai Carabinieri del Ros di Palermo al boss mafioso Ignazio Pullarà di San Giuseppe Jato (Palermo), ritenuto dagli inquirenti “esponente di assoluto spessore della famiglia mafiosa di Palermo-Santa Maria di Gesù, di cui in passato è stato anche reggente”, ed è oggi detenuto poiché condannato alla pena dell’ergastolo per omicidio. “Lo spiccato profilo criminale di Pullarà è emerso anche dal suo coinvolgimento nelle complesse e sanguinose vicende che condussero negli anni ’80 all’eliminazione degli storici capimafia palermitani e dei soggetti a loro vicini e, dunque, all’avvicendarsi al potere della cd. ala corleonese a cui si associarono gli esponenti delle articolazioni mafiose palermitane, i quali trovarono così modo di affermarsi dopo il vuoto di potere derivato dalle cd. guerre di mafia”, dicono gli inquirenti.
In proposito, il provvedimento di confisca ha evidenziato che la “pericolosità di Pullarà non solo deve certamente individuarsi come risalente ad un’epoca ancor precedente alle prime condotte per cui è stato condannato, ma deve anche ritenersi conservata sia durante lo stato di pluriennale latitanza, cessata ad inizio degli anni ’90, e sia pure nel corso della successiva detenzione, alla luce della documentata e perdurante possibilità di incidere nelle dinamiche economiche del sodalizio mafioso e di vedere tuttora riconosciuto il proprio sostentamento in carcere e quello dei familiari”. Il provvedimento ha riguardato dei beni per un valore complessivo pari a circa 1,6 milioni di euro, comprendenti 3 immobili (dove erano dislocate importanti attività commerciali). In particolare, gli esiti giudiziari hanno riconosciuto la riconducibilità al detenuto uomo d’onore dei beni, formalmente di proprietà dei fratelli Antonino Macaluso e Salvatore Macaluso.
Durante le attività investigative svolte, sono stati puntualmente monitorati, captati e riscontrati i rapporti di frequentazione e i connessi flussi di danaro fra i fratelli Macaluso e alcuni affiliati alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, tra cui l’uomo d’onore Gaetano Di Marco e Santi Pullarà figlio di Ignazio e anch’egli condannato per la partecipazione all’associazione mafiosa. L’analisi dei dati investigativi, derivanti anche da approfondite indagini bancarie, ha consentito di acclarare che Antonino Macaluso, “ricevuti i canoni a lui corrisposti dai locatari degli immobili, procedeva sistematicamente, per il tramite di Di Marco a farne avere cospicua parte a Santi Pullarà”.