Migranti: Procura Catania bacchetta giudici Riesame ‘Provvedimento censurabile’ (3)

(AdnKronos) – Per i pm catanesi “è evidente come i numerosi conferimenti di rifiuti illecitamente miscelati avvenuti nel corso di circa un anno e mezzo abbiano avuto quale presupposto indefettibile l’organizzazione professionale proprio dell’agente marittimo Gianino, il quale, da un lato, concludeva accordi di subagenzia con agenti marittimi operanti in vari porti italiani, al fine di rimanere il referente unico delle Ong ovunque le stesse dovessero sbarcare i migranti, dall’altro lato, concludeva dei vantaggiosi contratti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani delle navi, ben sapendo che poi, in modo abusivo ed illegale, nei relativi sacchi sarebbero stati inseriti dalle Ong anche rifiuti sanitari ed infettivi”.
“E’ evidente come tale complessiva condotta del Gianino, in accordo con alcuni esponenti delle citate ONG, costituisca indubbiamente un ?allestimento di mezzi in grado di gestire ingenti quantitativi di rifiuti in modo continuativo?, a nulla rilevando poi l’eventuale buona fede delle ditte che ricevevano i sacchi per smaltirle o degli stessi subagenti che si limitavano a ribaltare i costi al Gianino, che manteneva sempre i rapporti diretti con le ONG – In altri termini, a parere di questo pm, il Tribunale al fine di escludere il citato requisito ?organizzativo? del delitto contestato ha valorizzato delle circostanze irrilevanti”.
Per i magistrati le considerazioni del Tribunale sono, dunque, “errate e contraddittorie”. “Invero se, come condivisibilmente affermato dal Tribunale, l’avvenuta illecita miscelazione dei rifiuti comportava l’obbligo di smaltimento di tutti i rifiuti prodotti secondo le più stringenti ed onerose regole dettate per i rifiuti sanitari pericolosi, ne consegue che l’illecito profitto è costituito dalla differenza tra il costo sostenuto per smaltire tutti i rifiuti come solidi urbani (perché così falsamente dichiarati) e quello che avrebbe dovuto essere sostenuto se fossero stati correttamente classificati come rifiuti sanitari pericolosi”. Ecco perché la Procura chiede alla Corte Suprema di “annullare l’ordinanza impugnata”, “con le consequenziali statuizioni”.