Ndranghetisti e mafiosi dietro l’omicidio del “giudice solo” Scopelliti

Antonino Scopelliti

Hanno un nome i killer che il 9 agosto del 1991 uccisero il “giudice solo” Antonino Scopelliti, all’epoca dei fatti sostituto pg della Cassazione. La ricostruzione arriva dopo le rivelazioni del pentito Maurizio Avola, che ha parlato di rapporti, o meglio dire collaborazione fra il boss di Cosa nostra con a capo il super latitante Matteo Messina Denaro ed esponenti della ´Ndrangheta. La domanda per molti, nasce spontanea, perché un pentito come Avola, non ha mai parlato di un delitto cosi importante prima? Su questo punto saranno i magistrati reggini coordinati dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo che ha riaperto l’inchiesta, a capire le motivazioni.

Tra i 17 indagati oltre a Messina Denaro, latitante dal 1993. Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola. Ma anche la cupola della ‘ndrangheta, Giuseppe Piromalli, Giovanni e Paquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti.

Secondo la ricostruzione, a Piale dove fu barbaramente ucciso Antonino Scopelliti, sarebbe entrato in azione, il commando misto di mafiosi e ‘ndranghetisti nato da un patto portato a termine  nel  1991 durante un summit organizzato a Trapani, al fine di eliminare il sostituto procuratore generale che doveva rappresentare l´accusa nel primo maxiprocesso alla mafia.

A confermare che le dichiarazioni di Avola sono attendibili. C’e’ anche il rinvenimento nel catanese, del fucile calibro 12 e utilizzato nell’agguato. Scopelliti si era occupato di importanti inchieste, dalla pubblica accusa nel caso Moro durante il primo processo al sequestro dell’Achille Lauro e la strage di piazza Fontana. In quel periodo stava lavorando sui ricorsi avanzati in  Cassazione dalle difese di mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa nostra.

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