Operazione Kronos, eseguiti 28 provvedimenti

I Carabinieri del Ros, e dei Comandi Provinciali di Catania, Ragusa, Siracusa ed Enna, hanno eseguito un decreto di fermo, emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, nei confronti di 28 persone accusate di associazione mafiosa, omicidio, estorsione e reati in materia di armi. Il provvedimento scaturisce da un’articolata attività investigativa condotta dal Ros nei confornti della famiglia mafiosa di Caltagirone, di cui, secondo la ricostruzione, sono stati ricostruiti gli assetti organizzativi, gli ambiti operativi e le relazioni con altri clan anche fuori provincia.

procuratore Michelangelo Patanè
procuratore Michelangelo Patanè

Le indagini, avrebbero anche consentito di accertare le responsabilità di un duplice omicidio commesso a Raddusa, dove sono stati documentati numerosi incontri tra gli esponenti di vertice di cosa nostra della famiglia calatina, dei “Santapaola” e del clan “Nardo” di Lentini, volti all’individuazione del rappresentante provinciale di Catania e alla gestione condivisa dei proventi estorsivi derivanti da appalti pubblici e privati.

L’operazione di oggi, e’ scattata in una fase delicata di transizione degli equilibri di potere nel territorio, il provvedimento di fermo si è reso necessario per scongiurare ulteriori, imminenti, gravi fatti di sangue. I particolari dell’operazione sono stati resi noti questa mattina, dal procuratore Michelangelo Patanè, il comandante del Ros generale Giuseppe Governale, il comandanti del Ros Antonio Perillo, e il Col. Francesco Gargaro, insieme ai sostituti Antonino Fanara e Agata Santonocito titolari delle indagini. “Un operazione importante, – ha detto il capo della Procura Patane’ – che ha consentito di ripulire il territorio della provinvia di Catania da cosche mafiose che sono operanti da diverso tempo, e che taglieggiavano operatori economici”.

Gen. Giuseppe Governale
Gen. Giuseppe Governale

Il comandante del Ros, Giuseppe Governale, ha sottolineato: “come l’operazione di oggi, e’ un attivita’ di contrasto che prosegue, ma nello stesso tempo ci permette di fare alcune riflessioni. Dietro un apparente calma, le cosche della Sicilia orientale esprimono una dinamicita’ criminale, che si esprime per cercare di compensare l’attivita’ di contrasto che le forze di polizia e magistratura portano avanti gia’ da parecchi anni”. “Noi non possiamo parlare dell’operazione di oggi, – ha detto il generale – se non parliamo dell’operazione Iblis del 2010, che ha cambiato il volto di cosa nostra nella Sicilia orientale”.

Santonocito - Fanara - Perillo
Santonocito – Fanara – Perillo

Un altro aspetto che il generale Giuseppe Governale ha sottolineato: “che assistiamo ad un atteggimento della societa’ civile purtroppo, non consonante con questa attivita’ militare. Ci sono stati degli episodi che sono stati commentati. Come il 4 di dicembre, il giorno di Santa Barbara, e il venerdi santo. In entrambi i casi, la societa’ civile si e’ inchianata a questa gente”. “E questa gente, ha commentato negativamente perfino l’attegiamento della societa’ civile”. “Noi non abbiamo bisogno del pennacchio, – hanno detto – noi dobbiamo stare sotto traccia”. “Cosa nostra e’ in difficolta’ – ha detto il generale – non puo’ essere abbattuta solo a colpi di operazioni di polizia”. “Noi siamo capaci – ha detto il generale Governale – di controllare le attivita’, e di intervenire in qualsia momento”.

Il sostituto procuratore Antonino Fanara, ha sottolineato come: “la particolarita’ di questa operazione, sta nel fatto che riguarda cosa nostra che opera nel nostro territorio, che riguarda tutte le famiglie di cosa nostra, e che non riguarda tutti gli affiliati, ma i capi. Noi abbiamo tagliato la testa dei capi di tre associazioni, come quella catanese, diretta da Santapoala Francesco, quella calatina, Seminara, e la terza associazione, quella dei Nardo, affiliati ai Santapaola, il capo Pippo Floridia”. Il secondo aspetto: “siamo intervenuti d’urgenza, perche’ avevamo delle fonti di prova che ci permetteva di cogliere queste persone che abbiamo fermato, mentre dialogavano tra di loro, ci sono molte ambientali, non ci sono collaboratori di giustizia, ma dei carabinieri nelle campagne, che fanno servizi di osservazioni tutte le notti, che aspettano che ci siano i summit tra le tre associazioni, con telecamere che riprendono, e le ambientali che permettono di sentire cosa dicono”. “In questo contesto – ha detto il magistrato – sentiamo che tra di loro ci sono molti problemi. Sempre gli stessi, il problema del territorio, e sopratutto, il fatto che cosa nostra puo’ fare la messa a posto degli imprenditori”. Qui i contrasti.

L’indagine Kronos, è stata avviata nel 2015 ed incentrata sulla figura di Salvatore Seminara, già emerso nei precedenti impegni investigativi Dioniso e Iblis. Nella sua qualità, secondo l’accusa di reggente dell’assetto mafioso, Seminara è stato sottoposto a penetrante attività di intercettazione che ha consentito di ricostruire la struttura della famiglia ed individuarne affiliati, ambiti di competenza e schemi relazionali sia con la famiglia Santapaola che col clan Nardo di Lentini.

Proprio dall’esame delle relazioni tra le due famiglie, secondo l’accusa, “risulta possibile sostenere che l’attuale reggente dei Santapaola è Francesco Santapaola” (figlio di Salvatore, inteso Turi colluccio, quest’ultimo cugino del più noto Benedetto, capo della famiglia catanese dal 1978). La piattaforma investigativa ha inoltre consentito di documentare significativi momenti relazionali tra i tre assetti sopra richiamati, dettati dall’esigenza di individuare comuni linee di azione strategiche.

In particolare, nel corso di un summit, tenutosi a Catania il 28 agosto dello scorso anno, è emersa la volontà di procedere alla nuova individuazione del rappresentante provinciale. Nei vertici successivi, è stato accertato che la famiglia Santapaola, in piena unitarietà di intenti con gli esponenti del clan Nardo pretendeva di partecipare alla spartizione di introiti estorsivi appannaggio di quella calatina.

Tali pretese avrebbero trovato terreno fertile nella recente scarcerazione di Alfonso Fiammetta che, come documentato nell’indagine Iblis, insieme a Pasquale Oliva, secondo l’accusa, “costituiva il vertice del gruppo operante a Palagonia e Ramacca”: i due, secondo l’accusa, avevano avuto in Vincenzo Aiello “il loro punto di riferimento operativo”, prima del suo arresto.

Fiammetta, immediatamente rientrato, aveva però trovato il proprio territorio presidiato da Di Benedetto e Pappalardo che, invece, avevano in Seminara il loro punto di riferimento. Seminara, infatti, secondo la ricostruzione, approfittando dell’assenza di Oliva e Fiammetta, “aveva gradualmente assoggettato al proprio controllo i territori di Palagonia e Ramacca”. Di Benedetto e Pappalardo, inoltre, secondo la ricostruzione, negli incontri di Carlentini e Paternò, in occasione dei quali state esplicitate le pretese dei Santapaola, si erano fieramente opposti, entrando in attrito con Floridia.

Di qui la necessità di organizzare un ulteriore summit, stavolta alla presenza di Santapaola e Seminara, avvenuto il 29 febbraio scorso in agro di Siracusa, nel corso del quale quest’ultimo sottraeva a Di Benedetto e Pappalardo la competenza ad operare nel settore delle messe a posto. In più, Santapaola, Seminara e Floridia indicavano rispettivamente in Mirenna, Ferlito Davide e Di Pietro “gli unici soggetti legittimati ad operare nel settore delle messe a posto e, poiché investiti di poteri di rappresentanza dei rispettivi vertici, abilitati ad interfacciarsi reciprocamente”.

Nello stesso provvedimento, a Seminara, Di Benedetto e Simonte Rino è contestato il duplice omicidio di Salvatore Cutrona e Giovanni Turrisi, avvenuto a Raddusa il 5 aprile del 2015. Il delitto, allo stato, secondo l’accusa, “è riconducibile a vicende interne alla famiglia calatina e, segnatamente alla minor affidabilità di Cutrona, al quale è succeduto, nel ruolo di responsabile di Raddusa proprio Rino Simonte”. Quest’ultimo è stato individuato quale esecutore materiale mentre Seminara e Di Benedetto quali mandanti.

I provvedimenti, sono stati emessi nei confronti di Francesco Santapaola, 37 anni, Francesco Amantea, 46, Giuseppe Mirenna, 64, Alfonso Fiammetta, 44, Silvio Giorgio Corra, 32, Pierpaolo Di Gaetano, 37, Francesco Pinto, 41, Giovanni Pinto, 40, Vito Romeo, 40. Della famiglia di Caltagirone: il reggente Salvatore Seminara, 70 anni, Febronio Oliva, 55, Cosimo Davide Ferlito, 45, Carmelo Oliva, 43, Benito Brundo, 35, Salvatore Di Benedetto, 50, Angelo Giglio Spampinato, 48, Liborio Palacino, 53, Giovanni Pappalardo, 42, Gaetano Antonio Parlacino, 49, Salvatore Russo, 42, Giuseppe Simonte, 36, Rino Simonte, 29, Giuseppe Tangora, 47. Del clan Nardo di Lentini: Rosario Bontempo Scavo, 28 anni, Rosario Di Pietro, 39, Pippo Floridia, 60, Antonino Galioto, 52, e Paolo Giovanni Galioto, 64.

Rispondi