“Operazione Target”: colpito il clan Mazzei, 17 provvedimenti

Su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, gli agenti della Squadra Mobile di Catania, hanno eseguito  un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 17 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, furto, ricettazione ed altri reati, al fine, secondo l’accusa, di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa.

Secondo gli investigatori, con l’operazione di oggi denominata “Target”, sono stati decapitati i vertici della cosca, tra cui il reggente Mazzei Sebastiano, inteso “Nucciu ‘u carcagnusu”, figlio del boss detenuto Santo Mazzei. La famiglia Mazzei – “Carcagnusi” è inserita in Cosa nostra e legata ai corleonesi.

Tra i destinatari del provvedimento, ci sono Giuseppe Barbagallo, 40 anni, pregiudicato; Giuseppe Cardi’, 38 anni, pregiudicato, già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa; 3. Domenico Coglitore,36 anni, pregiudicato; Giuseppe D’Agostino, 42 anni, inteso “lo squalo”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; 5. Gioacchina Fiducia, 37 anni, pregiudicata; 6. Carmelo Grasso, 43 anni, pregiudicato, già detenuto per altra causa; 7. Salvatore Guglielmino, 42 anni; Carmelo Giusti, 61 anni, inteso “Melo bafacchia”, pregiudicato; Sebastiano Mazzei, 44 anni, inteso “Nucciu ‘u carcagnusu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;  Maurizio Giovanni Motta, 47 anni, pregiudicato, già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa; Carmelo Occhione, 52 anni, inteso “Melo”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Rosario Seminara, 43 anni, pregiudicato, già sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa; Vito Danilo Caputo, 27 anni, pregiudicato, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari; Francesco Spampinato, 39 anni, pregiudicato, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari; Cesare Massimo Urzi’, 43 anni, pregiudicato, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari; Giulio Alfio Virgillito, 24 anni, pregiudicato, per il quale è stato disposto l’obbligo di firma due volte al giorno.

Il capo della Procura di Catania, Carmelo Zuccaro precisa che le indagini sono iniziate tra il febbraio e Luglio 2015. Un indagine breve e serrata, che ha impedito all’organizzazione di consolidarsi e di arrecare danni irreparabili.

Il Questore di Catania Marcello Cardona, nel ringraziare la Procura, ha ricordato che solo dall’inizio del 2016 nel nostro distretto, sono state arrestate 63 persone per associazione per delinquere di stampo mafioso, nel 2015 ben 152. “Il nostro impegno è chiaro, – ha detto Cardona – quello di perseguire in modo forte e intelligente tutte queste organizzazioni, abbiamo tutti le scatole piene di queste angherie”. Il questore di Catania, si riferisce anche ai reati come le famose spaccate, sempre piu’ utilizzate per svaligiare negozi.

Il dirigente della Squadra Mobile Salvago, sottolinea come l’arresto del super latitante Sebastiano Mazzei avvenuto il 10 aprile 2015 rappresenta una tappa fondamentale delle indagini. All’epoca dei fatti, è stato contestato di avere organizzato sul territorio e diretto l’associazione mafiosa promossa dal padre Santo Mazzei, inteso “Santo ‘u carcagnusu”.

Il dirigente ricorda come tra i destinatari del provvedimento ci sono “personaggi storici della cosca” i quali Carmelo Occhione e Maurizio Giovanni Motta, ai quali è stato contestato un ruolo direttivo. A Carmelo Giusti, nonché secondo gli investigatori, nuove leve, tra le quali Giuseppe Cardi’, ritenuto uomo di fiducia di Sebastiano Mazzei.

A Fiducia Gioacchina è stata contestata la partecipazione all’associazione mafiosa del “concorso esterno”, con particolare riferimento al contributo fornito dalla stessa nel mantenimento dello status di latitante di Sebastiano Mazzei. Secondo la ricostruzione,  in fase di stipula del contratto con il quale era stata concessa in locazione la villetta di Ragalna dove è stato catturato Mazzei Sebastiano, era stato esibito il documento di identità intestato alla stessa Fiducia, ma con la fotografia della moglie del latitante.

Gioacchina Fiducia risponde anche di reati in materia di falso, con riferimento all’alterazione del documento d’identità. Le indagini, oltre ad avere delineato gli assetti assunti in seno alla organizzazione mafiosa, prima e dopo la cattura di Mazzei, evidenziando che ruoli di primazia, oltre all’indiscussa leadership di “Nuccio” Mazzei, erano stati assunti da Maurizio Giovanni Motta e Carmelo Occhione, avrebbero consentito di attestare la piena operatività della cosca ed in particolare della squadra del “Traforo” (notoriamente più vicina alla famiglia Mazzei che risiede in quel rione) che, al pari di quella di “Lineri”, oggetto di indagini condotte dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento della D.D.A., nell’arco temporale 2012-2013, sfociate nell’operazione “Enigma” nel corso della quale, è stata eseguita una misura cautelare nei confronti di 30 persone.

Le indagini, hanno consentito anche di fare luce su due furti perpetrati ai danni di attività commerciali ubicate a Siracusa ed Augusta (SR) ed in particolare, il furto commesso ai danni di una rivendita di occhiali ubicata ad Augusta (SR), in occasione del quale sono stati asportati 4.812 paia di occhiali, in parte rinvenuti dagli investigatori. Il furto commesso ai danni di un negozio di abbigliamento ubicato nel centro di Siracusa con la modalità dell’“auto ariete”. Il capo della Procura Carmelo Zuccaro, su questo punto aggiunge un particolare: A Siracusa, “non abbiamo piu’ contezza di richiesta estorsiva ai danni di commercianti di Siracusa, un dato che sorprende tutti, a differenza, dei centri vicini, come Augusta, Lentini, Rosolini e noto, ecc”.

Le indagini, hanno permesso di fare luce su una estorsione ai danni di una gioielleria di Catania, ma nello stesso tempo del recupero di un credito. Il clan incassava un pizzo mensile da tremila euro. Di questi, mille euro per il recupero di un credito, duemila per la protezione dei Mazzei.

Nell’ambito della stessa indagine, il 10 maggio 2015, era stato tratto in arresto Rosario Seminara, perché responsabile di detenzione illegale di armi clandestine da guerra con relativo munizionamento. Uno dei destinatari della misura cautelare si è reso irreperibile ed è attivamente ricercato. Espletate le formalità di rito, gli arrestati, ad eccezione di quelli per i quali è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, sono stati accompagnati presso le case circondariali di Catania “Bicocca” e Catania “Piazza Lanza”. L’operazione è stata denominata “Target”.

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