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God Save the Queen Elisabetta II: Il senso del dovere

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Con Sua Maestà se ne va un simbolo mondiale

Lilibeth, 70 anni di regno, una vita di servizio. Tra lusso e privilegi, ma pur sempre tale. Con Sua Maestà se ne va un simbolo mondiale, ammirato, talvolta controverso e spesso discusso, ma pur sempre tale.

Forse l’ultimo vero simbolo del secolo scorso. Innegabile, anche per i detrattori, il senso di perdita che oggi è avvertito non solo dai suoi ‘sudditi’, ma da parte dei cittadini di tutto il mondo, in cordoglio. Chi per il Sovrano, chi per la donna che ha vissuto sotto il peso della Corona. Quella donna la cui vita è cambiata drasticamente la prima volta da bambina, quando lo zio decide di abdicare, e da figlia del secondogenito diventa erede al trono. Il secondo, tragico, cambiamento avviene a soli 25 anni, con la morte del padre, che segna anche l’inizio prematuro delle sue responsabilità.

Certo, la giovane Lilibeth non poteva immaginare allora che avrebbe fatto la storia, con 70 anni di regno, e decine tra Papi, Presidenti degli Stati Uniti, Primi ministri, che si sono succeduti, fino a due giorni fa, mentre lei restava lì, a riceverli a Palazzo, nel divenire della storia. Non un monarca, non una Regina, ma La Regina.

La sua dedizione al servizio pubblico, alla Corona, non ha eguali nella storia, per lunghezza e per il segno lasciato nel mondo. La ragione di Stato ha sempre prevalso su famiglia, aspirazioni personali e affetti. Nessuno come lei ha incarnato quegli ideali di eleganza, misura, dignità, rispetto, fermezza fino all’estremo, che la storia le ha richiesto tra guerre, crisi e l’inevitabile marcia del progresso, che hanno segnato tutto il 900, che se ne va con lei. La cui morte segna la fine di un’epoca, e l’ultimo paragrafo dei relativi libri di storia, in cui sarà figura di riferimento, nel bene o nel male.

Perché certo, sono stati commessi molti errori, ma sempre – a torto o ragione- in nome della Corona, che le ha spesso impedito di compiere gesti lontani dalle tradizioni o incomprensibili all’establishment, facendo in moltissime occasioni prevalere il Sovrano alla Mamma, sorella, moglie e suocera.

Per non parlare degli innumerevoli scandali che negli anni hanno travolto la famiglia reale, suo malgrado, rischiando di travolgere anche la monarchia, mantenuta salda solo dalla guida della sua figura.

Ma è anche per questo suo consacrarsi alla sfera pubblica, a costo del privato, che tutto il mondo la rispetta.

E a tutto il mondo mancherà Sua Maestà, in un modo o nell’altro.  Anche a chi ne ha criticato la freddezza, o la considera ultimo baluardo di un mondo ormai tramontato, quello dei reali, della monarchia, simboli di retaggi del passato, lontani dal mondo democratico, globalizzato e virtuale di oggi. Eppure da ieri sera assistiamo ad una manifestazione di cordoglio globale, che ovviamente proseguirà commossa per giorni. Era successo anche, per motivi diversi, in occasione dell’incidente a Lady D.

Controverso il loro rapporto, così come la reazione della Regina nei giorni immediatamente successivi, culminata a furor di popolo nel messaggio alla nazione e nel commiato pubblico davanti al feretro, ma il destino ha voluto che la Regina andasse via a pochi giorni di distanza dal 25esimo anno trascorso senza la principessa del Galles, la principessa del popolo, che forse l’ha amata quanto e più di lei.

Quel popolo inglese e del Commonwealth che oggi ha perso una guida, mentre il resto del mondo ha perso un’ispirazione, un simbolo, nel peggiore dei casi un antiquato totem. Ma a 96 anni, di cui 70 dedicati con rigore alla cosa pubblica, forse è anche corretto così. Giusto il tempo di festeggiare il Giubileo da record, e ricongiungersi all’amato Principe Filippo, sempre un passo dietro di lei, ma colonna su cui ha retto il suo impegno lungo una vita.
Adesso Carlo III potrà fare soltanto ciò che fa chi succede a qualcuno di straordinario: essere un sovrano di mera transizione, in attesa di vedere se, sulla testa del principe William e accanto alla sua famiglia, che si muove al passo del nuovo millennio, la Corona continuerà a rimanere il simbolo che è stata, o se avrà definitivamente fatto il suo tempo.

Ricorderemo tutti, da ultimo, le dichiarazioni pubbliche della Regina Elisabetta durante la pandemia. Rarissimamente ha parlato alla nazione in un discorso televisivo, solo nei momenti cruciali del suo regno, e lo ha voluto fare nel maggio 2020, in piena emergenza, lanciando un messaggio di speranza al mondo: ‘Prevarremo, e la vittoria apparterrà a ciascuno di noi. Dobbiamo confortarci pensando che giorni migliori torneranno: che saremo di nuovo con i nostri amici, saremo di nuovo con le nostre famiglie e ci incontreremo ancora’.

Aveva ragione, per fortuna.
Oggi ‘London bridge is down’, e allora Buon viaggio, Sua Maestà, riposa in pace.
God Save the Queen.

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