Home Cronaca Produzione di cannabis, ci sono 20 indagati

Produzione di cannabis, ci sono 20 indagati

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Gli investigatori della Squadra Mobile di Catania hanno eseguito un’ordinanza del Gip di Catania nei confronti di 20 persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere, coltivazione, produzione, trasporto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, reati in materia di armi, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento personale.

Le indagini coordinate dalla Procura, avrebbero colpito un gruppo del Calatino dedito alla coltivazione di marijuana i cui ingenti quantitativi raccolti venivano commercializzati in Sicilia. Intercettazioni hanno fatto ricostruire l’intera filiera della produzione di cannabis, evidenziando la competenza degli indagati nelle tecniche della coltivazione su larga scala di marijuana ed il sistema di controllo delle piantagioni.

Tra le persone raggiunte dal provvedimento, 15 portate in carcere e 5 poste ai domiciliari. Tra loro Stefano Cianfarani, di 41 anni, carabiniere in servizio a Palagonia, ai domiciliari per favoreggiamento personale; Matteo Oliva, di 46, poliziotto in servizio alla Polizia Scientifica di Catania, e Giuseppe Bennardo, agente alla squadra di contrasto al crimine diffuso della Squadra mobile di Catania. Quest’ultimi due sono stati condotti in carcere.

Gli altri arrestati sono: Umberto Beninato, di 41 anni; Domenico Bonifacio, di 27; Giuseppe Calcò, di 51; Alessandro Cannizzaro, di 33, posto ai domiciliari; Antonino Cosentino, di 39; Fabio Gaetano D’Antona, di 42; Nello Nico Ferrante, di 46, anch’egli posto ai domiciliari; Salvatore Guzzone, di 35, che si trovava già ai domiciliari; i fratelli Rita e Santo Maggiore, rispettivamente di 45 e 47 anni; Santo Musarra, di 27, anch’egli posto ai domiciliari; Carmelo Privitera, di 52, posto ai domiciliari; Rocco Ragusa, di 45; Gabriella Rossitto, di 50, posta ai domiciliari; Carmelo Straniero, di 47, che era sottoposto all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, e i suoi due figli Andrea di 22 e Giovanni Nicolò, di 24, che si trovava già ai domiciliari.

“Casi sporadici ed isolati, ‘frutti marci’ di un albero, quello delle forze dell’ordine, che produce sempre risultati senza i quali noi non potremmo mai contrastare efficacemente la criminalità. Elementi spuri di un organismo sano ed efficiente che troviamo sempre accanto a noi a collaborare nelle indagini di contrasto alla criminalità”.  Questo il commento del procuratore capo Carmelo Zuccaro sui due agenti della polizia ed un carabiniere arrestati nell’ambito delle indagini “Beautiful hybrid”.

“Quando parlo di questi casi – ha aggiunto Zuccaro – mi sembra di parlare di soggetti alieni perché i poliziotti ed i carabinieri che io ho imparato in tanti anni a conoscere sono persone ben diverse da queste, sono persone che fanno in condizioni spesso difficili il loro dovere con entusiasmo, con passione e con una competenza che mi ha sempre lasciato sbalordito”.

“Questi soggetti – ha sottolineato il procuratore di Catania – si distaccano come un frutto marcio da un albero sano, e per questo mi danno una impressione di ‘alienità’, tradendo il giuramento che hanno fatto, le divise che indossano ed i loro stessi colleghi che invece sono giorno e notte impegnati in questa lotta di contrasto. Questi – ha concluso Zuccaro – invece hanno pensato di vendersi, di vendere il loro lavoro per denaro”.