Home Cronaca Quanto costa agli USA la militarizzazione della Sicilia?

Quanto costa agli USA la militarizzazione della Sicilia?

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Sicuramente figureranno da qualche parte nei resoconti del Congresso degli Stati Uniti, i dati sui costi della permanenza stabile delle forze militari USA in Sicilia. Questi “dati” noi non li abbiamo, né alla fine ci interessano più di tanto: non siamo contabili e questo “tipo” di contabilità, cioè le “spese” di mantenimento dei militari USA all’estero, ora interesseranno sicuramente il neo presidente Donald Trump. Si tratta sicuramentedi cifre rilevanti, molto rilevanti, e sicuramente Trump avrà modo di vagliare attentamente l’utilità del proseguimento di questo pesante esborso continuo di milioni e milioni (forse miliardi) di dollari in un momento in cui la crisi economica mette in difficoltà tutti, America compresa.

Il pacifista/Premio/Nobel/Barack/Obama nel corso dei suoi nove anni di Presidenza del Grande Paese non ha ritenuto opportuno calmierare le spese, anzi per quanto attiene la Sicilia le ha aumentate, potenziando l’apparato bellico nell’Isola con l’invio (permanenza in forma stabile) dei droni Global Hawks e Predator a Sigonella, con la costruzione della pericolosa stazione satellitare del MUOS di Niscemi e con la realizzazione di strutture “segrete” (depositi di munizioni e armi, impianti missilistici?) in diversi punti strategici del territorio. Gli esperti militari che Trump avrà nel suo staff dovranno valutare attentamente lo stato delle cose e decidere in merito in base allo scenario internazionale che il neo Presidente si porrà davanti, anche in riferimento agli impegni che dovrà assumere per l’immediato futuro nei confronti dei cosiddetti “alleati tradizionali” e dei rapporti nuovi con altre Potenze che dovrà instaurare. Un problema primario al quale dovrà dare risposte concrete.

L’Italia ha già messo le mani avanti dicendo (tramite i suoi autorevoli canali ministeriali) che “manterrà la posizione precostituita nel rapporto con gli USA, nonostante che non abbia visto di buon occhio l’elezione di Trump. L’Italia fa buon viso a cattivo gioco, ma sarà sufficiente per influire nelle decisioni che saranno prese Oltre Oceano? Obama si è già dichiarato “preoccupato” per la presenza del nuovo inquilino della Casa Bianca e per il “potere” che avrà Trump d’influire sui destini del mondo.

L’analista Franco Iacch sostiene che il Presidente USA (eletto e ancora non insediato) ha manifestato la sua intenzione di “abbandonare la NATO” e fa presente quali sono i costi della partecipazione USA all’Alleanza: (…) Gli Stati Uniti coprono per oltre il 70 per cento dell’attività militare dell’ Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, investendo nell’ultimo anno il 3,6% del PIL (…) Nel 1990, subito dopo la caduta del muro di Berlino, le nazioni europee spendevano circa il 60 per cento di quello che gli Stati Uniti investivano nella spesa militare: 186 miliardi dollari (Paesi Nato) contro i 306 miliardi di dollari (USA). E’ chiaro che queste cifre che si riferiscono a sedici anni addietro siano aumentate in maniera esponenziale.

Se si parla di centinaia di “miliardi” di dollari per la “partecipazione” USA nella NATO, quali sono i costi reali della “permanenza stabile” USA in Sicilia che si protrae dagli Anni Cinquanta? Sono cifre enormi che non hanno avuto alcuna ricaduta di rilevanza “visibile” per la Sicilia e, comunque, in favore dei Siciliani. La presenza militare statunitense in Sicilia non solo non ha determinato qualcosa di positivo per i Siciliani, ma ha trasformato l’Isola in un Target, in un obbiettivo militare per un eventuale o presunto “nemico” dell’Alleanza e dell’Italia quale membro dell’Alleanza stessa.

Inverosimile che gli Stati Uniti d’America abbandonino la Sicilia o che decidono di ridimensionarne la loro presenza militare: può accadere solo il contrario, cioè un ulteriore rafforzamento.

La questione sembra non interessare chi governa la Regione, e c’è da chiedersi il perché, così come si dovrebbe chiedere “chi ci guadagna” dall’avere queste forze militari straniere d’occupazione che (fra l’altro) accrescono sempre maggiormente il loro potenziale bellico, mettendo a rischio una collettività di oltre cinque milioni di esseri umani?

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