Raffaele Lombardo assolto dal reato di concorso esterno alla mafia

La Terza sezione della Corte d’Appello di Catania dopo 9 ore di camera di consiglio, ha emesso il dispositivo assolvendo dall’accusa di concorso esterno alla mafia perché il fatto non sussiste, l’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo. Ma lo condanna “per voto di scambio esclusa l’aggravante dell’articolo 7 limitatamente all’essersi avvalso della forza di intimidazione dell’associazione denominata Cosa nostra e delle condizioni di assoggettamento e omertà che ne derivano, lo condanna a due anni di reclusione e 1.400 euro di multa”.

La Corte “ordina la sospensione condizionale dell’esecuzione della pena” e “revoca le condanna accessorie della interdizione perpetua dai pubblici uffici” e la “misura della libertà vigilata”. Dichiara “la sospensione dai pubblici uffici per la durata di due anni” , mentre lo dichiara “sospeso dal voto e dall’eleggibilità per sette anni”.

L’ex governatore il 19 febbraio 2014 era stato condannato a sei anni e otto mesi col rito abbreviato dal Gup Marina Rizza. L’accusa aveva chiesto la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione, un anno in più della sentenza di primo grado, contestando anche il reato elettorale. L’ex governatore questa volta non era presente in aula al momento della sentenza. In aula pero’ erano presenti il fratello dell’ex governatore Angelo, l’ex presidente dell’autorità portuale di Catania Santo Castiglione e molti militanti. Raffaele Lombardo, ha sempre respinto le accuse, e durante le udienze,  ha reso dichiarazioni spontanee. Le motivazioni della sentenza emessa oggi, saranno depositate “entro 90 giorni”.

“Per me è finito un incubo. Non ho mai avuto niente a che fare con la mafia e la sentenza di assoluzione dal concorso esterno, perché il fatto non sussiste, lo conferma. Leggeremo le motivazioni della sentenza e sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia innocenza anche per il reato elettorale”. Lo afferma l’ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, commentando la sentenza della Corte d’appello di Catania. “Ho dichiarato più volte durante il dibattimento e lo ribadisco con una punta di immodestia – aggiunge – nessun governo della Regione ha nuociuto agli interessi della mafia come quello che ho avuto l’onore di presiedere. Sono contento più che per me, per i miei familiari e per le persone a me vicine, a cominciare dai miei difensori che si sono battuti per me”.

Procuratore Capo Carmelo Zuccaro

 “E’ una buona sentenza”, commenta il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, “adesso aspettiamo le motivazioni per una valutazione più approfondita. E’ un fatto di notevole gravità che un candidato a presidente della Regione Siciliana abbia avuto i voti da Cosa nostra, e che questo abbia giovato a Cosa nostra”.

Al centro del processo, l’inchiesta scaturita dall’indagine ‘Iblis’ (il nome del Diavolo in arabo) dei carabinieri del Ros di Catania, scattata la mattina del 3 novembre del 2010 con decine di arresti tra esponenti di spicco della mafia di Catania, imprenditori e uomini politici. Un incheista corposa, durata piu’ tre anni, dove i militari del Ros con pedinamenti, intercettazioni, hanno documentato di come la mafia aveva preso di  mira gli appalti piu’ importanti nel catanese, e non solo. Cosa Nostra era in grado di condizionare gli affari degli imprenditori assicurandosi l’aggiudicazione diretta degli appalti, gestendo i subappalti attraverso un circuito di imprese amiche, esigendo dalle ditte aggiudicatarie la “messa a posto” in misura del 2-3% dei lavori.