Riciclavano gasolio Libico in Italia, nove arresti dei finanzieri

I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, con la collaborazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO), a conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica etnea e in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, hanno eseguito 6 arresti, di queti 3 in carcere e 3 ai domiciliari, nei confronti dei presutni promotori, organizzatori e partecipi di un’associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico illecitamente sottratto dalla raffineria libica di Zawyia (a 40 km ovest di Tripoli), trasportato via mare in Sicilia e successivamente immesso nel mercato italiano ed europeo. Il monitoraggio occulto dei traffici illeciti via mare è stato effettuato con i mezzi del Comando Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza. Il capo della Procura Carmelo Zuccaro, ha precisato che le indagini sono state svolte delle intercettazioni di telefoni satellitari, grazie a dei macchinari noleggiati dall’estero, ma grazie anche agli assetti aereonavali delle fiamme gialle, ma anche dall’apporto delle attrezzature dello SCICO.
Seocondo la ricostruzione, l’associazione mirava ad acquisire la disponibilità di un flusso continuo di gasolio libico ad un prezzo ribassato rispetto alle quotazioni ufficiali, garantendo alla società italiana acquirente un margine di profitto costante e più elevato. Gli ideatori, secondo l’accusa, per ostacolare la ricostruzione dei passaggi materiali, documentali e finanziari, avrebbero costruito un variabile sistema di società, a più livelli, poste fittiziamente tra venditori e acquirenti finali. La frode è stata attuata ricorrendo a false documentazioni che attestavano inizialmente l’origine saudita del gasolio libico e poi, successivamente, la non veritiera cessione del carburante da una delle società sussidiarie della compagnia petrolifera nazionale della Libia. Successivamente, in seguito ad una attenzione dei media ed un report del Gruppo di esperti in Libia del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in merito al traffico di carburante, l’organizzazione avrebbero cambiato il sistema di frode usando falsi certificati libici.

Ben Khalifa, secondo gli inqurenti, il capo di una milizia in Libia, avrebbe consentito a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle raffinerie attraverso pescherecci. Alcune di queste navi, giunte al largo di Malta, avrebbero trasbordato il carburante su natanti nella disponibilità di società maltesi che poi si incaricavano di trasportarlo nei porti italiani. Nell’inchiesta ‘Dirty oil’, scattata grazie ad una segnalzione dell’Eni, sono indagate 50 persone, tra questi anche alcuni titolari di rifornimenti di carburante nella provincia di Catania. Gli investigatori delle fiamme gialle, sono riusciti a ricostruire l’intera filiera del traffico del gasolio. Nelle carte dello SCICO, oltre 30 viaggi in nave. La frode, secondo le fiamme gialle avrebbe comportato un mancato incasso per il bilancio nazionale e quello comunitario di imposte per un ammontare di oltre 11 milioni di euro. Il gasolio arrivato in Italia sarebbe stato quantificato in 80milioni di kilogrammi.

Tra le persone raggiunte dal provvedimento anche Nicola Orazio Romeo che operava a Malta, di cui in passato la Procura di Catania, ha indagato, perche’ un collaboratore di giustizia lo aveva indicato vicino alla famiglia mafiosa dei Santapaola – Ercolano.