Sigonella: pignorato il supermarket USA da un milione di dollari

Non  era mai accaduto che una struttura americana, all’interno di una base americana venisse pignorata a seguito della decisione della magistratura italiana per una vertenza risarcitoria di un dipendente “italiano” (nel caso in questione, dipendente “Siciliano”) che era stato licenziato. È accaduto ieri (9 luglio) in una giornata di gran caldo (35 gradi, percezione 40 gradi) quando gli yankee di stanza fanno le grandi spese per il week end. La notizia in poche righe la dirama l’agenzia Ansa: L’ufficiale giudiziario di Catania ha eseguito il pignoramento del supermercato ‘Commissary Store’ di proprietà del governo Usa nella base militare di Sigonella. Il suo contenuto, escluso frutta e carne, stimato in 1,1 milioni di dollari, sarà venduto per pagare il debito dell’amministrazione con un suo ex dipendente licenziato nel 2000, Carmelo Cocuzza, un vetrinista che ha vinto la causa per ingiusto licenziamento col governo statunitense. La sentenza, esecutiva dal 2014, prevede un risarcimento danni di 600 mila dollari per Cocuzza e il reintegro nel posto di lavoro. Il pignoramento è stato eseguito alla presenza anche dei carabinieri della base e del vice comandante del 41° Stormo antisom dell’Aeronautica militare italiana, responsabile di Sigonella.

Beh, direte, sono stati necessari sedici anni perché il dipendente licenziato riuscisse ad ottenere giustizia, anche se ancora “giustizia” completa non può essere considerata dal momento che è stato necessario procedere a un “pignoramento” dopo una sentenza esecutiva che porta la data del 2014. Il tentativo di pignoramento, infatti, è stato rinviato svariate volte e (finalmente) è stato messo in atto.

Per Carmelo Cocuzza, il vetrinista che ha vinto la causa per ingiusto licenziamento da parte dell’amministrazione degli Stati Uniti, si è dovuti arrivare alla sentenza definitiva pronunciata dalla Cassazione poiché gli USA non hanno aderito alla conciliazione, dopo il primo tentativo di pignoramento del supermarket, risalente allo scorso 12 febbraio, interrotto perché il comandante di Sigonella si era impegnato per iscritto davanti ad un colonnello dell’aeronautica militare italiana, ai carabinieri e all’ufficiale giudiziario, a risolvere il problema in tempi rapidi. Dopo un mese anche il secondo tentativo di pignoramento si vanificava per un mancato accordo, e così via fino all’atto esecutivo di ieri. L’avvocato Concetta La Delfa, legale del dipendente licenziato, ha affermato: Se il mio assistito non sarà riassunto ci sarà una violazione di un provvedimento di un giudice e noi denunceremo il responsabile in sede penale. La Delfa ha aggiunto: È la vittoria della giustizia italiana e il riconoscimento del valore di una sentenza dei nostri giudici. La nostra determinazione è stata essenziale e andremo avanti fino a quando giustizia non sarà fatta fino in fondo. Non è una vittoria, ma il primo passo verso l’affermazione della verità. È stato triste essere stati costretti a pignorare un bene di un governo straniero per avere quello che da due anni dei giudici italiani hanno stabilito con una sentenza definitiva. La legge deve essere uguale per tutti, e anche i governi stranieri devono rispettare le norme italiane in Italia. Carmelo Cocuzza ha oggi 50 anni, sedici dei quali spesi lottando per ritornare al suo posto di lavoro. E ancora non c’è tornato.

La vicenda avrà sicuramente nuovi risvolti in quanto l’azione giudiziaria compiuta costituisce un punto fermo nei rapporti Italia-USA: la Naval Air Station è base “militare” statunitense “autonoma” fortemente attrezzata in campo bellico, ma ciò non significa che gli Stati Uniti d’America non debbano rispettare Giustizia e Codici italiani. E soprattutto, che non debbano rispettare la Costituzione italiana che all’articolo 11 stabilisce che “ripudia la guerra”.

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