Tragedia nel Mediterraneo: “il relitto portato nel porto di Augusta”

Il relitto del natante affondato con oltre 700 persone il 18 aprile dello scorso anno nel Mediterraneo, sara’ trasportato nel porto di Augusta. Il peschereccio è stato individuato a circa 400 metri di profondità. Il recupero è stato affidato alla marina Militare, con l’ausilio di apparecchiature speciali messe a disposizione da una ditta incaricata. Il recupero del barcone è gestito da strutture governative, con il ministero della Difesa in prima linea, in coordinamento con strutture locali. Secondo quando si apprende, il natante, dovrebbe essere sollevato con un pallone aerostatico e spruzzato con dell’azoto liquido per la conservazione e infine trasferito in un capannone.

In una nota la Procura distrettuale di Catania, titolare dell’inchiesta sul naufragio, ricorda, che a seguito del tragico naufragio, la Procura di Catania aveva da subito avviato indagini per accertare le modalità dei fatti, e individuarne i responsabili, ascoltando anche in sede di incidente probatorio, nell’immediatezza dei fatti, sia i migranti sopravvissuti che due ufficiali del mercantile portoghese che avevano attentato di soccorrere il barcone prima del naufragio.

Sino ad oggi, le operazioni, hanno consentito il recupero di 169 salme. “Un recupero complesso e articolato, sottolinea la stessa Procura di Catania nel riconoscere “il ruolo di punto di riferimento per il Governo italiano della Marina Militare per l’approntamento delle modalità di intervento”.

“E’ previsto – spiega il procuratore Patanè – il ricorso a tecnologie avanzate, e un coordinamento per le complesse attività di recupero: basti pensare che il relitto è affondato a una profondità di circa 370 metri e che le centinaia di salme, ancora in esso imprigionate da un anno, devono essere recuperate senza compromettere la pubblica igiene e l’incolumità degli operatori”.

Per quanto riguarda le indagini: Il gruppo di magistrati specializzato, ha conseguito risultati che possono definirsi di assoluta importanza, consentendo tra’altro, di identificare e perseguite gli organizzatori dei viaggi via mare operanti in Egitto, Libia e Turchia. In tal senso sono state effettuate numerose rogatorie internazionali, ed in alcuni casi, dpi aver ottenuto da Gip ordinanze custodiali, è stata chiesta anche l’estradizione per alcuni soggetti identificati come capi promotori. Per questa ragione, “sino state anche elaborate interpretazioni giurisprudenziali, tra cui quella sulla giurisdizione italiana a sui poteri di intervento in acque internazionali, e strategie sul pronto intervento in alto mare, la cui rilevanza per un più efficace contrasto al fenomeno criminale.

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