Usura nei confronti di impiegati e operai, quattro arresti

Questa mattina, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania guidata da Carmelo Zuccaro, gli agenti della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, accusate a vario titolo, “di usura e tentata estorsione, per avere commesso il fatto, secondo l’accusa, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, le persone raggiunte dal provvedimento sono ritenute “vicine al clan Cappello-Bonaccorsi”. E che avrebbero praticato l’attivita’ “nell’interesse del clan”. Tra le accuse, anche quella di avere commesso il reato in danno di soggetti che versavano in stato di bisogno.

L’ordinanza di custodia in carcere è stata emessa nei confornti di Concetta Salici, 62 anni, Gaetano Bellia, 34 anni, già detenuto, Giovanni Salici, 52 anni; per Emanuela Valentina Aquilino, 29 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari.

“Un indagine – ha detto il capo della Procura Carmelo Zuccaro – che affonda le sue radici in anni passati, perche’ in precedenza erano emersi nei confronti dei fratelli Bellia (arrestati nell’ambito della nota operazione “Revenge 5”) degli elementi di sospetto, che avevano portato la Procura a ritenere che parte del denaro che veniva dato ad usura, in realtà proveniva dalle casse di Lo Giudice Sebastiano, elemento di spicco del clan Cappello – Bonaccorsi”.

Sospetti nei confronti dei due fratelli, che partono gia’ dal 2013. Quanto gli investigatori durante una perquisizione domiciliare, sono riusciti a scovare numerosi assegni post-datati privi dei beneficiari e di alcuni titoli cambiari.

Il capo della Squadra Mobile Antonio Salvago, ha ricordato che l’indagine parte da una denuncia per truffa nei confronti dei fratelli Bellia. Le indagini della Squadra Mobile – Sezione Reati contro la Persona – hanno portato alla luce, “un vasto giro di prestiti ad usura, gestito secondo l’accusa, da Concetta Salici, la quale, avvalendosi del metus esercitato sulle vittime dai figli”. Secondo l’accusa, “con collaborazione del figlio, Gaetano Bellia, della convivente di quest’ultimo,  Emanuela Valentina Aquilino, nonché del fratello Giovanni Salici”.

Sostituti procuratori Regolo - Barreca
Sostituti procuratori Regolo – Barreca

Gli investigatori, avrebbero accertato che il gruppo in questione, fosse dedito all’attività usuraia nei confronti di numerose vittime che, in conseguenza dello stato di bisogno in cui versavano, “determinato da disagiate condizioni economiche” erano costrette a rivolgersi alla Salici per ottenere somme di denaro, quantificabili in alcune migliaia di euro pro-capite, da restituire con interessi sino al 30% mensile.

Il giro d’affari non è stato possibile quantificarlo. Il sostituto procuratore Antonella Barreca, che insieme al collega Fabio Regolo ha coordinato le indagini. Ha precisato non c’e’ stata una collaborazione di tutte le persone offese. “Le accuse si basano sulle intercettazioni”. “Quello che invece diveniva oneroso, era la pretesa degli interessi usurai. “Un circostanza interessante  – ha detto il sostituto procuratore – è quella che durante le indagini, è riemersa la figura di una persona offesa, il cui nome era stato notato tra gli assegni sequestrati nel 2013 a Bellia Attilio”.

Il sostituto procuratore Fabio Regolo, tocca un’altro aspetto molto importate dell’intera operazione: “L’importo delle cifre che nei singoli casi di imputazione si aggirano dai cinque a seicento euro, rendono i fatti ancora piu’ gravi e subdoli”. “Qui non si sta parlando della classica usura nei confronti dell’imprenditore in crisi che accede ad un sistema creditizio alternativo agli istituti bancari, qua’  – ha detto il sostituto procuratore – abbiamo piccoli prestiti a persone bisognose”. Il magistrato racconta che attraverso le intercettazioni “si riusciva a percepire la sofferenza di queste persone che non riuscivano ad arrivare alla fine mese, che chiedevano prestiti e poi dovevano restituire il tutto con il 30% di interessi. Tra questi, operai, impiegati e casalinghe. Persone comuni che non riuscivano a fare fronte alle spese di vita quotidiana”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, “in caso di eventuali ritardi nei pagamenti seguivano le minacce da Gaetano Bellia e, talvolta, anche da Giovanni Salici”. Sebbene le intercettazioni abbiano fatto emergere numerosi episodi di usura, nella misura cautelare ne sono contestati solamente tre, atteso che alcune vittime hanno volontariamente negato. Nel corso delle indagini, infatti, risultano indagate sette persone per favoreggiamento personale per aver aiutato, secondo l’accusa, Concetta Salici e Gaetano Bellia, “fornendo dichiarazioni non veritiere”.

Alla Salici, ed al figlio Gaetano Bellia, viene altresì contestata una tentata estorsione. Nel corso delle perquisizioni, all’interno dell’abitazione di Concetta Salici sono stati rinvenuti e sequestrati un foglio manoscritto in cui erano annotate cifre e nominativi. Inoltre, la donna aveva indosso due assegni indicanti l’importo, la firma del traente ma non l’indicazione del beneficiario, anch’essi sequestrati.

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