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sabato 2 Dicembre 2023

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Catania

Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia per la salvaguardia dell’agrumicoltura mondiale

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L'offerta agrumicola italiana proviene principalmente dalle regioni meridionali, con Sicilia e Calabria che contribuiscono per oltre l'80% del totale

Questa mattina, presso l’Aula Magna Di3A dell’Università degli Studi di Catania, il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia ha coordinato un convegno di fondamentale importanza per la salvaguardia dell’agrumicoltura.

Intitolato “Azioni di sistema per prevenire il Greening (Huanglongbing) degli agrumi”, l’evento ha visto la partecipazione straordinaria di tutte le rappresentanze anche nazionali della filiera, le istituzioni, le imprese e la comunità scientifica.

Tra le personalità presenti, il Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Luigi D’Eramo, l’Assessore Regionale Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, Luca Sammartino, e il Componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Giuseppe Castiglione.

Il convegno ha posto l’enfasi sulla necessità di creare consapevolezza diffusa e sensibilizzare produttori, tecnici ed operatori sull’Huanglongbing (HLB), noto anche come Citrus Greening. Questa grave emergenza fitosanitaria minaccia l’agrumicoltura mondiale e ha già distrutto milioni di piante in paesi al di fuori dell’Europa. Inoltre, il convegno ha sollecitato le Istituzioni ai diversi livelli a collaborare con la comunità scientifica, con i produttori e le organizzazioni di categoria per creare strumenti di prevenzione e contenimento per affrontare questa minaccia.

Dati e Stime

L’offerta agrumicola italiana proviene principalmente dalle regioni meridionali, con Sicilia e Calabria che contribuiscono per oltre l’80% del totale.
L’Italia rappresenta il secondo produttore di agrumi in Europa, subito dopo la Spagna.
L’HLB è classificato come “organismo nocivo da quarantena prioritario” ai sensi del Regolamento 2019/1702, evidenziando l’importanza del suo impatto economico.
A partire dal 2005, l’HLB si è diffuso nelle aree di produzione di agrumi in Florida, causando una riduzione della produzione dell’80% e un raddoppio dei costi di produzione.
In Italia, ci sono 150.000 ettari di superficie coltivata ad agrumi, con una produzione di 3.300.000 tonnellate all’anno, il cui valore supera 1.182.400.000 €.

Le proposte

Durante i lavori, le organizzazioni di categoria Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Fruitimprese e Copagri hanno presentato un documento condiviso che sottolinea l’importanza di affrontare con determinazione e in modo sinergico la minaccia del Citrus Greening. “Riteniamo fondamentale – dichiarano – affrontare questa situazione in modo proattivo e adottare misure a livello comunitario e nazionale per proteggere le coltivazioni agrumicole. A tal fine, proponiamo le seguenti azioni:
A livello europeo: Aumentare le misure di sicurezza per le importazioni, inclusa l’imposizione di trattamenti a freddo (Cold Treatment) e la chiusura automatica delle importazioni con un certo numero di intercettazioni; garantire uniformità e rigore in tutti i punti di ispezione alle frontiere europee, anche attraverso uno scambio di ispettori tra Stati membri.

A livello nazionale: Rafforzare i controlli sui prodotti di importazione e migliorare la conoscenza dei piani di emergenza per affrontare organismi dannosi come il citrus greening; accelerare l’attuazione del piano di emergenza 2024 e assicurarsi che coinvolga tutti gli stakeholder, con particolare attenzione al Candidatus Liberibacter; investire in nuove varietà resistenti ai patogeni, utilizzando le Nuove Tecniche di Miglioramento Genetico (NBT); continuare il rinnovo varietale, espandere il calendario di maturazione e rafforzare il programma di risanamento; attuare un piano di protezione contro l’invasione potenziale dei vettori e del patogeno nella regione agrumicola mediterranea; autorizzare i laboratori abilitati ad allevare insetti predatori degli insetti vettori, facilitando la loro produzione e distribuzione agli agricoltori (tieni questa parte tra parentesi: in Sicilia già opera la Biofabbrica di Ramacca dell’ESA che di concerto con l’Università ed altri enti come il CREA DC, che può essere autorizzata ad allevare, confezionare e vendere agli agricoltori eventuali parassitoidi o predatori dei due vettori); e ancora, promuovere la costituzione Catasto agrumicolo, nonché un tavolo di concertazione con l’intera filiera agrumicola, il Ministero, i servizi fitosanitari regionali, la ricerca e le organizzazioni di categoria per sviluppare un piano di prevenzione e intervento basato su monitoraggi e controlli condivisi.

Hanno contribuito alla discussione anche Angelo Amato, imprenditore agrumicolo campano; Nicola Cilento, componente della giunta esecutiva di Confagricoltura; Francesco Ferreri, componente della giunta esecutiva confederale di Coldiretti; Gennaro Velardo, presidente ITALIA ORTOFRUTTA Unione Nazionale.

Il Presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, Federica Argentati, che ha svolto un ruolo chiave come coordinatrice delle attività e del partenariato presente al convegno, ha affermato: “Un’azione coordinata a livello europeo e nazionale è essenziale per proteggere le coltivazioni agrumicole e preservare un settore vitale per l’agricoltura e l’economia. Siamo impegnati a lavorare con le istituzioni per mettere in atto queste proposte e garantire la sicurezza delle nostre coltivazioni di agrumi”. Nel corso delle sue dichiarazioni, Argentati ha evidenziato il significativo percorso di sinergia tra la comunità scientifica e le rappresentanze del settore, sottolineando la cruciale partecipazione delle imprese, dei tecnici e degli operatori attivi nelle filiere agrumicole italiane.

“La coesione che stiamo promuovendo attivamente ha l’obiettivo di creare un modello d’eccellenza, mentre mettiamo in risalto un problema di cruciale importanza, che attraversa l’intera filiera agrumicola italiana. Ribadiamo la speranza che questa iniziativa, nata sotto il coordinamento del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, possa svolgere un ruolo di catalizzatore tra le diverse realtà agrumicole presenti in Italia e accogliamo con estremo piacere l’impegno preso dal sottosegretario D’Eramo, su nostra richiesta, di lavorare su un tavolo agrumi, che ci darà certamente l’occasione di affrontare anche altre problematiche” ha concluso Argentati.

“Siamo davanti a quella che potrebbe essere una nuova minaccia per l’agrumicoltura siciliana, e non solo, con possibili gravi conseguenze su un settore che caratterizza il territorio e l’identità di questa regione. Iniziative come quella odierna sono importanti per sensibilizzare e far comprendere i rischi del Greening degli agrumi – ha detto il sottosegretario Masaf, Luigi D’Eramo -. Perché non si ripeta quanto già accaduto a causa di altri batteri killer, occorre potenziare la prevenzione, sia a livello nazionale che comunitario. Da parte nostra ci sarà massima collaborazione e l’impegno perché sia messo a punto quanto prima un piano pandemico per sostenere il settore. Inoltre, siamo convinti che occorra puntare sempre di più su innovazione e ricerca, fondamentali per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici”.

L’Assessorato regionale all’Agricoltura raccoglie l’invito delle associazioni di categoria e si impegna a mettere in campo tutte le misure necessarie per prevenire il Greening degli agrumi, che ha già causato gravi danni nei paesi extra europei, avviando contestualmente azioni di sensibilizzazione dei produttori siciliani sui rischi dell’emergenza fitosanitaria. “La difesa del reparto agrumicolo richiede grande impegno e gioco di squadra: noi faremo la nostra parte” ha affermato l’assessore Luca Sammartino.

“La Sicilia può diventare il primo polo di ricerca per la prevenzione delle fitopatie, – afferma l’on. Giuseppe Castiglione, componente della commissione Agricoltura della Camera – vista l’esperienza maturata dai diversi istituti regionali, soprattutto se riusciremo a continuare questo percorso iniziato dal Distretto Agrumi di Sicilia che ha visto oggi presenti tutte le componenti determinanti per il raggiungimento dell’obiettivo”.

La Professoressa Alessandra Gentile, docente di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree presso l’Università degli Studi di Catania, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere sin da subito tutti gli stakeholder in un’azione coordinata. Ha enfatizzato la necessità di formare una squadra compatta in cui ciascun attore svolga un ruolo determinante. Gentile ha dichiarato: “Il mondo della ricerca italiana è stato completamente coinvolto in questo lavoro, mettendo a disposizione le competenze necessarie per affrontare la sfida dell’Huanglongbing (HLB). Le azioni che dobbiamo attuare devono coprire un arco temporale che va dal breve al lungo termine”. Ha proseguito: “Finora, abbiamo iniziato con la sensibilizzazione e l’informazione dei produttori tramite poster e incontri come quello di oggi, coordinato dal Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia. Nella fase successiva, prevediamo di organizzare corsi di formazione per affrontare il problema in modo più approfondito. Inoltre, stiamo sviluppando un’applicazione dedicata che sarà presto resa disponibile”.Riguardo alle azioni a lungo termine, la Professoressa Gentile ha fornito dettagli: “Le azioni a lungo termine sono fondamentali e dovrebbero generare risultati duraturi. Queste comprendono l’importanza di proseguire le attività di ricerca, lo sviluppo di approcci biotecnologici, tra cui lo studio e l’utilizzo di resistenze ai batteri associati all’HLB o agli insetti vettori. Inoltre, stiamo lavorando sulla creazione di resistenze genetiche contro gli organismi associati all’HLB e sullo sviluppo di nuovi agenti per il biocontrollo della malattia. Queste iniziative richiedono tempo e impegno, ma sono fondamentali per garantire la sostenibilità a lungo termine dell’agrumicoltura”.

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