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Etna: didattica ad alta quota
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Diversi i temi affrontati dagli studenti del corso di laurea magistrale di Biologia ambientale nelle due giornate di attività di campo nel parco naturale

Conservazione dei beni naturali e monitoraggio degli habitat di Direttiva, metodi di rilevamento delle comunità vegetali e servizi ecosistemici. Ma anche conoscenza della flora e della vegetazione naturale e gestione e contenimento dalle specie vegetali aliene. Sono i temi principali che, tra teoria e pratica, hanno affrontato gli studenti del corso di laurea magistrale di Biologia ambientale in occasione di due giornate di intense attività di campo nel Parco dell’Etna.

Due giorni dedicati all’osservazione della flora spontanea e degli habitat naturali e per avvicinarsi alla difficile arte del riconoscimento della flora spontanea e monitoraggio delle comunità vegetali oltre che stimolare il confronto costruttivo tra gli studenti del corso di laurea magistrale del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania con visioni e percorsi formativi diversi.

Nel complesso gli studenti – accompagnati da Gianpietro Giusso del Galdo, docente di Ecologia del paesaggio e direttore di dipartimento e da Sciandrello Saverio, docente di Analisi e monitoraggio della flora, con la preziosa partecipazione del dott. Meli Fabrizio – hanno percorso oltre 30 chilometri di sentiero ben tracciato e segnalato passando per il Rifugio Case Zampini (a 1350 metri di quota) e lungo il Monte Tre Frati, l’area della colata lavica del 1763, il Monte Ruvolo (1400m), il Monte Arso (1500m), il Monte Lepre (1600m) e il Vulcano De Fiore (1700m).

E ancora dal Rifugio Case Zampini lungo il Monte Nespole (1700m), Monte Leporello, Rifugio Galvarina (1876m), Pista Altomontana, l’area delle colate laviche del 1607 e del 1610, Dagalotti del Diavolo (1880m) e le Pinete di Monte Denza (1812m).
Prezioso si è rivelato il supporto degli operatori forestali Angelo Marino, Carlo Ciraolo e Agatino Finocchiaro coordinati da Giuseppe Bua insieme con i direttori responsabile Elio Arcoria e Seba Di Paola dell’Azienda regionale Foreste demaniali

«L’iniziativa ha favorito le interazioni tra operatori forestali e studenti universitari finalizzata a far conoscere agli allievi il patrimonio di biodiversità vegetale, le azioni di monitoraggio della diversità vegetale presente sul vulcano più attivo d’Europa e la sua difficile gestione sostenibile –  ha spiegato il prof. Gianpietro Giusso del Galdo -. Un patrimonio vegetale, tra boschi e arbusteti di alta quota, custodito sull’Etna, prezioso da conoscere e conservare su cui si basano numerosi servizi ecosistemici essenziali per l’umanità, quali la produzione di ossigeno, il sequestro di anidride carbonica dall’atmosfera, il contrasto al dissesto idrogeologico e agli effetti del cambiamento climatico».

«Gli studenti hanno raccolto e identificato numerose specie vegetali con chiavi analitiche di campo, alcune delle quali di particolare interesse naturalistico – ha aggiunto il prof. Saverio Sciandrello -. Da considerare anche i diversi habitat e specie vegetali esclusive dell’Etna, osservate e discusse come le pinete a Pino laricio e ginepro emisferico sopra Monte Nespole, la vegetazione pioniera a rumice dell’Etna delle colate laviche del 1607 e del 1610, gli arbusteti spinosi ad astragalo siculo presso il rifugio Galvarina, i lembi di bosco vetusto a quercia congesta di Monte Arso, le colate laviche del 1763con la genista dell’Etna».
Un tema che ha suscitato particolare interesse nei partecipanti è stato anche la conservazione delle formazioni boschive intese come servizi ecosistemici che forniscono biodiversità e una qualità della vita migliore.

Durante il percorso gli studenti hanno riconosciuto e geolocalizzato con GPS numerose specie di notevole valore naturalistico come Anthemis etnensis, Genista etnensis, Astragalus siculus, Senecio etnensis, Rumex etnensis, Berberis etnensis, Pinus laricio, Juniperus hemispherica, Hieracium pallidum, Centaurea giardinae, Asplenium_septentrionale, Erysimum etnense. Alcune di queste – raccolte, pressate, spillate e determinate – sono state inserite nell’erbario dell’Orto Botanico di Catania.

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