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Il catanese Giuseppe Scatà, sarà domenica 22 al Salone del Libro 2022 con il racconto ‘Il ciclista’

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Giuseppe Scatà, scrittore e giornalista freelance catanese, prenderà parte alla finale del concorso ‘InediTo Colline di Torino 2022’, ormai da anni di notevole rilievo nazionale per la scrittura e promozione di testi inediti in Italia. Con un racconto.

‘Il ciclista’, dunque, dicci com’è nato. Ah, è molto difficile ricordare come una storia cominci. Di sicuro nella mia mente c’era una vecchia Graziella blu arrugginita – che pesava sì e no una cinquantina di chili di cui almeno due erano solo nella sella – e le bici di adesso, che invece si sollevano con un paio di dita. In mezzo poi, tra feste religiose, processioni, appaiono una suora e dei ragazzi che tentano una fregatura e invece svelano il destino di un coetaneo, molto povero,ma assai talentuoso, il ciclista appunto.

Non è il primo tuo racconto che va in finale o vince un premio, l’anno scorso stessa storia con ‘Il Pallone’ (ancora online sul Sole24ore, ndr), al Premio Inedito, 2021 e nel 2020 in finale al Call per racconti del Premio Calvino. E poi ce ne sono stati altri. (ancora online sul Sole24ore, ndr). Ma com’è cominciato tutto? Dici coi racconti? In realtà è partito tutto col Gai (Giovani artisti italiani) di Catania – e che a è stato poi soppresso dal Comune – parliamo di 28 anni fa. Avevo delle poesie in mano, molto imbarazzanti, ed entrai in quest’ufficio, indimenticabile, che in principio si trovava a Palazzo Biscari. C’era una donna straordinaria, la dr.ssa Chiavaro, mi presentai e volle subito guardare i miei versi, a dir poco orribili. Ne fu entusiasta,  mi presentò i colleghi e mostrò i cataloghi in cui raccoglievano tutti i bandi letterari nazionali. Ero confuso, lei voleva solamente incoraggiarmi, una donna eccezionale. Qualche giorno dopo la ragazza con cui stavo insistette per presentare a un concorso del GAI di Torino un mio breve racconto che trovò sulla  sedia, Frank il Pistolero, una storia dove non c’erano né pistole né Frank, ma un messaggio trovato sulla parete di un bagno, al Monastero dei Benedettini. Corremmo dalla dr.ssa Chiavaro, andai a Torino come finalista, pubblicato in un’antologia edita da Rubbettino , e lì le cose presero un’altra direzione.

Cioè? Conobbi la Scuola Holden e frequentai il master biennale per tecniche della narrazione. Nel frattempo incontrai la dr.ssa Ruggero del Gai di Torino e collaborai con loro, un altro ufficio incredibile dedicato a storie, giovani con buone idee e narrazione. Con un racconto western, Zio Jesus (su cui ho scritto poi un romanzo western seppellito non so dove, rista, ndr), partecipai come autore, proprio per il Piemonte, alla Biennale dei giovani artisti del 2001, a Sarajevo. Andammo col bus, e non posso dimenticare che un ragazzo, un videomaker, incamminatosi nella campagna per orinare, fu subito acchiappato per il collo dall’autista che urlava: – E’ pieno di mine qui, pazzo! Poi, sempre coi racconti brevi, ho vinto dei concorsi con il vecchio inserto di Repubblica Musica!. Uno andò su un raccolta di Stampa alternativa, era su Musica e mare, lo ambientai a Salina, una decina di righe.

Sempre breve. Sì, amo le misure corte. I limiti imposti dai concorsi, e la brevitas in generale, fa esplodere la creatività. I concorsi per racconti hanno sempre un limite di battute, un muro che secondo me ti porta buttare giù le righe e le parole migliori.

E poi? Proseguii fin quando per uno di questi, inventai una recensione su un cantante, Rob Thomas (Smooth, cantata con Santana, ndr), e una band, i Matchbox Twenty, mai sentiti, è andò bene. Parliamo di parecchi anni fa , Youtube, non esisteva, ma un amico mi disse che lui pareva un po’ Micheal Stipe, e così il rock della band magari coi Rem ci azzeccava un po’.

Hai vinto? Sì, mi telefonò Max Pasquini di Musica, ridendo, dicevano che la recensione era una storia divertente, poi una certa Dolores della casa discografica, e insomma portai con me il mio amico Francesco Noto, ci invitarono a Londra al concerto della band, come i più grandi fan italiani di Rob Thomas, che non avevamo mai visto, nemmeno in foto – internet non lo usavamo nemmeno, era ai primordi – e di cui facemmo finta di conoscere tutte le canzoni, muovendo la bocca in mezzo alla folla esaltata. Ricordo che dopo le foto di rito, il mio amico disse al batterista, convinto che fosse Micheal Stipe  – Ti ho visto al Cibali, un po’ di anni fa- e lui mi guardò esterrefatto. Micheal Stipe però era davvero più giù, uscimmo insieme a lui dal teatro, dopo un paio di autografi. E’ un caro amico di Rob Thomas.

Sembra una storia inventata: è vero, abbiamo però delle prove materiali e incontrovertibili sull’evento (risata, ndr).In parte questa storia l’ho raccontata in un romanzo che sta mantecando nel cassetto da qualche anno, Un’elefante in Alaska, la storia di un animatore per bambini catanese che vuole sbarcare il lunario…

Dopo che altro è successo? Che nel 2002 sono tornato a Catania e mi sono dedicato al giornalismo. C’è sempre stato tantissimo da raccontare qui, le notizie e i fatti urlano. Ho collaborato  con I Cordai e Casablanca, due mensili diretti da Riccardo Orioles, redattore de I siciliani di Pippo Fava, ho imparato tantissimo da lui. Per Casablanca, Narcomafie di Libera e la rivista il Reportage di De Gennaro (conosciuto grazie a un mio racconto mangereccio per la  rivista di racconti MalteseNarrazioni); ho seguito ta le tante le vicende del nuovo mercato Agroalimentare catanese, il processo a Scuto, il re dei supermercati, l’omicidio di un boss dei Santapaola, le vicende di Cuffaro, la nostra città nei quartieri complicati da San Cristoforo a Librino.

A proposito, insegni lì, a Librino: sì, da sette anni. Lì nascono parecchie mie idee.

Ci hai scritto su pure un testo teatrale: parecchi anni fa, un monologo, Librino, ne ho scritto la drammaturgia, ebbe un successo nazionale inaspettato e l’attore divenne per un po’ pure famoso.E’ la storia della sua adolescenza, io l’ho trasformata in testo teatrale, il regista è stato  abile a farne uno spettacolo molto interessante.

E la narrativa? Per parecchi anni l’ho abbandonata. Vivi a Catania e se hai un minimo di coscienza morale non puoi sottrarti, devi scrivere della tua città.

Negli ultimi anni, che è successo? Beh, il virus, la pandemia e il lockdown, una pausa enorme, chiusi a casa. Ho ricominciato a buttare giù delle storie, tra le tante il Pallone e Il ciclista. E’ andata bene. Ho anche pensato di scrivere dei racconti gialli per i concorsi Mondadori e i due inviati sono andati in finale a Ravenna e in Calabria. Amo i gialli classici e quelle regole ben precise. Vedi, è tutto lì. Devi avere delle regole e un limite di caratteri, e non sbrachi.

Ma in libreria non ci sei. Non esiste ad esempio una tua raccolta di racconti, solo tua, pubblicata: Non c’è nulla del genere. Non mi sono mai proposto davvero a un editore per i racconti e non credo nelle auto pubblicazioni. Adesso qualcuno mi chiama, tra cui l’editore Corrimano di Palermo, pare molto interessato. Ho nove racconti pronti, tutti sui ragazzi, com’eravamo ieri e come sono oggi. In uno dei ‘moderni’ ad esempio, un professore cerca disperatamente un alunno scomparso, scolasticamente disperso. Viene a sapere che di notte è sempre online in un videogioco, allora ci si tuffa pure lui, per riportarlo alla realtà.

Ora dirai che i racconti non si vendono. Vero, la storia è sempre quella: i racconti di un esordiente non si vendono; quanti ne vedi in libreria e di un solo autore – non parlo delle raccolte – anche degli affermati? Pochissimi. Il lettore medio italiano vuole portare a casa il romanzo, che magari proprio per vendere è un racconto annacquato, insomma vino con parecchia acqua. E non so nemmeno se dire che i romanzieri facciano così male, devono viverci o farsi conoscere. Però così si compra  a peso, come acquistare due chili di banane invece di una sola, appena raccolta da un vero banano brasiliano o tanzaniano. E pensare che siamo figli della ‘novella’ di Pirandello e di Verga, mah.

A proposito, a che autori di racconti ti ispiri?  Ad alcuni ‘americani’, maghi delle short stories: Carver, Fante, Saroyan, Cheever, l’Hemingway dei 49 racconti, Yates  e molti altri. Verga, chiaramente, un grandissimo, Gogol e il più grande secondo me, Maupasant.

E al momento su che stai lavorando? Sto scrivendo un romanzo per ragazzi, da insegnante delle medie è davvero divertente e stimolante. E anche un romanzo giallo con atmosfere noir, ambientato a Catania e qualche altro racconto, certamente.

Impegnativo, c’è un po’ di tutto. Non ti confondi? A volte. L’altro giorno stavo descrivendo la scena di un omicidio, c’era del sangue e altro, quando sulla pagina compaiono un ragazzo su una Bmx e una ragazzina con un peluche: erano nel set sbagliato, giunti da altre storie. Li ho fatti sparire subito.

Hai sentito di questa storia di Manzoni? Il premio Inedito, grazie alla sezione ‘inedito ritrovato’ di un autore non vivente, ha scovato una sua lettera, una notizia che ha avuto una certa rilevanza nazionale. Sì, questa è una scoperta vera e succulenta. Ho letto qualcosa su Ansa e altre testate nazionali. E’ un parere su un poemetto, ‘Polonia’ (sul patriottismo polacco e desiderio di indipendenza), scritto dal giovanissimo Edmondo de Amicis, che incontrò alcuni esuli polacchi a Cuneo. La missiva è stata scovata da una classe di liceo linguistico alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Che storia.

I finalisti dell’edizione Inedito 2002: tra 865 iscritti e 945 opere ricevute da tutta Italia e dall’estero (USA, Inghilterra, Irlanda, Portogallo, Spagna, Belgio, Germania, Francia, Svizzera, Romania) sono stati designati 67 finalisti – (sette dei quali siciliani: Michele Arezzo -RG- e Placido di Stefano -ME- per la Narrativa Romanzo, Giuseppe Scatà -CT- e Ornella Soncini -SR- per la Narrativa Racconto, Delia Oddo -PA- per il Testo Teatrale, Sebastiano Messina -CT- per il Testo Cinematografico e Paolantonio -CT- per il Testo Canzone).

Il concorso letterario, la cui veste grafica di quest’anno rappresenta un uomo in sospeso su un pontile con pochi libri, una valigia, in attesa di fuggire altrove come emblema del senso di precarietà vissuto negli ultimi tempi, è l’unico nel suo genere a rivolgersi a tutte le forme di scrittura (poesia, narrativa, saggistica, teatro, cinema e musica), in lingua italiana e a tema libero. Grazie al montepremi di 8.000 euro i vincitori delle sezioni Poesia, Narrativa-Romanzo, Narrativa-Racconto e Saggistica ricevono un contributo destinato alla pubblicazione e/o alla promozione con editori qualificati, mentre i vincitori delle sezioni Testo Teatrale, Cinematografico e Canzone un contributo per la messa in scena, lo sviluppo della produzione, la diffusione radiofonica e sul web.

Divenuto punto di riferimento in Italia tra quelli dedicati alle opere inedite, il premio ha sostenuto in tutti questi anni tantissimi autori scoprendo nuovi talenti, di ogni età e nazionalità, accompagnandoli verso il mondo dell’editoria e dello spettacolo. Hanno partecipato all’evento di selezione: Margherita Oggero, presidente della Giuria, Valerio Vigliaturo, direttore del concorso e i membri del Comitato di Lettura presieduto da Valentino Fossati, scegliendo secondo i parametri di valutazione generale del premio (chiarezza del linguaggio, capacità espressiva, originalità e adeguatezza dell’argomento trattato).

La presentazione dei finalisti si terrà il 22 maggio ore 12:15 all’Arena Piemonte del Salone del Libro di Torino, dove sarà possibile conoscerli insieme alle loro opere in gara. A valutare i migliori sarà la giuria formata dai poeti Milo De Angelis, Mia Lecomte, gli scrittori Cristina Ali Farah, Sacha Naspini, Andrea Donaera, Valentina Maini, Susanna Mati, Massimo Morasso, gli attori Roberto Latini, Francesca Brizzolara, i registi Alice Filippi, Paolo Mitton, il rapperInoki, e il cantante Fausto Zanardelli (Coma Cose), e dai vincitori della passata edizione.

Giuseppe Scatà
Le sue principali opere composte: il racconto ‘Il Pallone’, tra i dieci finalisti del concorso per racconti ‘Leggere i venti’ indetto dal Premio Calvino (https://www.ilsole24ore.com/art/il-pallone-ADe49KI),- edizione 2020 e finalista al Premio Inedito Colline di Torino 2021; ‘La bicicletta’, selezionato tra i dieci racconti finalisti del Premio Velletri 2020, tra i cinque finalisti del Premio Storie di Sport 2021 ed ora in finale al Premio Inedito Colline di Torino 2022; ‘Un tenebroso affare’, finalista al Premio Giallo Piccante Mondadori 2020 e ‘Il Re Mida del peperoncino’, secondo classificato al Premio Giallo Luna Nero Notte 2021, ancora in collaborazione col Giallo Mondadori.

https://www.ilsole24ore.com/art/il-pallone-ADe49KI

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