giovedì 1 Dicembre 2022
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Catania

Le ultime parole di Falcone e Borsellino e la politica siciliana.

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Ci sono due uomini a un tavolo, sorridenti, le teste vicine: Falcone e Borsellino, nella foto più celebre e più stampata, amici già da bambini nel quartiere delle Kalsa.

Poi ci sono loro due dentro l’ascensore del Palazzo di Giustizia, che già a lavoro nel pool di Rocco Chinnici, fanno su e giù per parlare lontani da orecchie indiscrete. Seguendo il denaro nelle banche, hanno scoperto i laboratori d’eroina, parecchi soldi e la collusione coi politici locali  e nazionali e il riciclaggio di denaro, parecchio. Li hanno già condannati a morte. Come li chiama il giudice Scarpinato,  che li conobbe bene, sono questi ‘rumori fuori scena’, immagini che non vedremo mai, due uomini già isolati perchè sotto attacco: ciascuno di loro, come Chinnici, Dalla Chiesa, Caponnetto, ha un’agenda inseparabile in cui appunta tutto, minacce, ricatti, insulti, riunioni con politici mafiosi. Solo quella di Borsellino, come sappiamo, sparirà. Sono gli anni Ottanta.

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Sia Dalla Chiesa, in una famosa intervista a Giorgia Bocca, che Borsellino, in un discorso duro e commovente al funerale di Falcone e di Francesca Morvillo e dei tre uomini della sorta , parlano

 di credibilità dello Stato: se lo Stato va a matrimoni,battesimi, banchetti,cene, coi condannati, i cittadini perdono la fiducia nello Stato.

O tempora o mores, diceva Cicerone.

Dalla Chiesa aggiunge anche un’altra riflessione. S’è convinto che lì dove lo Stato non garantisce i diritti fondamentali del cittadino, trova spazio la mafia, che fa subito il suo gioco,

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Catania 2022: quartiere Librino, periferia abbandonata, dove brave persone convivono coi delinquenti e i clan armati, quelli che Falcone chiamava il grado basso della mafia e così Pippo Fava, i disgraziati con la pistola fumante in mano.

Una scuola, uno dei simboli primari dello Stato – il plesso della Campanella Sturzo più vicino al nuovo e fiammante ospedale San Marco – è chiusa come una bara da un anno e mezzo. Hanno rubato dieci porte e dieci finestre, il Comune non ha soldi. Sappiamo per certo che non ci sono gli esperti capaci di scrivere un progetto che possa usare i milioni dati dai fondi europei. Non ci sono né al Comune di Catania, né alla Regione, dove i soldi del Pnr erano tornati indietro per assenza di progetti validi. Milioni di euro.

Lo Stato ancora una volta è andato via, non è credibile, non c’è.

“Non capisco perchè la Polizia ha arrestato mio padre, tredici anni di galera, è innocente”, dice un’alunna delle scuole medie. I capi d’accusa sono spaccio e altro.

“I pentiti, perchè si pentono, devono stare zitti e non mettere in mezzo altra gente che non c’entra”, dice un altro, arguto, intelligente, che riscrive da solo le coniugazioni dei verbi su un quaderno, senza che nessuno glielo chieda. Ha una marcia in più, diverrà avvocato, medico,ingegnere spaziale. I ragazzi giocano a nascondino tra gli spacciatori che si nascondono in un teatro abbandonato, il teatro Moncada.

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E alla fine il 23 maggio e il 19 luglio di ogni anno, le commemorazioni. Il giudice Scarpinato, in una stupenda e illuminante prefazione a un libro, Le ultime parole di Falcone e Borsellino appena uscito per Chiarelettere (a cura di Antonella Mascali,) scrive che un quei giorni di memoria, si suole raccontare le loro storie di eroi in cui il canovaccio è sempre lo stesso: il male è fuori di noi, non è tra noi, né dentro di noi,

Sfilano poi le istituzioni, i politici in prima fila. D’altra parte la mafia fa schifo si sa.

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