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RDC, truffa da quasi cinque milioni nel catanese

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I numeri arrivano dal consuntivo del Comando provinciale dell'Arma

Truffe sul Reddito di cittadinanza per complessivi quattro milioni e 850mila euro sono state scoperte dai carabinieri del Comando provinciale di Catania, in collaborazione con il Nucleo ispettorato del lavoro etneo, nel corso del 2022. I militari nel corso degli ultimi 12 mesi hanno denunciato complessivamente 639 persone, accusate di avere percepito indebitamente il sussidio attraverso attestazioni false. I numeri arrivano dal consuntivo del Comando provinciale dell’Arma, che in merito alle indagini sulla misura di sostegno cita in particolare l’indagine che nell’aprile scorso ha portato al sequestro preventivo delle carte del Reddito di cittadinanza nei confronti di 76 persone, tra i quali anche alcuni affiliati alla mafia catanese.

Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, le continue manovre investigative poste in essere dal Comando Provinciale di Catania hanno permesso di colpire trasversalmente la quasi totalità dei “clan” tuttora attivi nell’area catanese e di raccogliere “tasselli” preziosi per la comprensione delle attuali dinamiche malavitose. Sono quindi stati tratti in arresto oltre 80 indagati tra elementi di spicco ed affiliati ai vari sodalizi criminali, nonché sequestrati, sottraendoli alla disponibilità delle consorterie mafiose, 273 armi tra pistole, fucili e coltelli, più di 164 chilogrammi di sostanze stupefacenti e beni patrimoniali per un valore di oltre 7,3 milioni di euro.

Sempre in relazione al contrasto alla criminalità organizzata, nel corso dell’anno sono state ulteriormente chiarite le dinamiche criminali sottese ad alcuni omicidi, come quello di Marco Leonardo (2016) e di Francesco Calcagno (2017), i cui approfondimenti investigativi hanno portato all’arresto di un Assessore del Comune di Palagonia. Sono stati infine catturati due esponenti di spicco di altrettanti gruppi mafiosi, entrambi ricercati poiché responsabili di traffico di stupefacenti, ovvero Salvatore Scavone, all’epoca reggente del gruppo Nizza della famiglia Santapaola-Ercolano, decisosi a collaborare con la giustizia dopo l’arresto e Antonino Trentuno, elemento di spicco del gruppo di San Cocimo della stessa famiglia, individuato fuori dalla Sicilia anche grazie al sinergico scambio informativo con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.

L’impegno dell’Arma in tale settore si è poi sviluppato anche attraverso le attività di prevenzione del condizionamento mafioso nell’economia legale. Al riguardo, è stato avviato un monitoraggio preliminare degli investimenti e delle progettualità connessi ai finanziamenti che giungeranno nell’ambito del Pnrr -Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al fine di scongiurare qualsiasi tipo di infiltrazione. Massima attenzione dell’Arma è stata inoltre posta al grave fenomeno della violenza di genere, riguardo al quale è stata registrata una rinnovata fiducia delle vittime a rivolgersi alle Stazioni Carabinieri.

Nel corso dell’ultimo anno, i Carabinieri hanno infatti acquisito più di 500 denunce, consentendo ai militari di ottenere sempre maggiori risultati nello specifico settore, con oltre 90 arresti in flagranza, 516 denunce in stato di libertà e 220 misure cautelari eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria.

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