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Violati gli obblighi di custodia domiciliare, Guttadauro torna in cella

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È finito in carcere con un aggravamento della pena Giuseppe Guttadauro, boss di Cosa Nostra, padrino del mandamento di Brancaccio-Ciaculli, ed ex primario, negli Anni ’80, dell’ospedale Civico di Palermo che ‘insegnava’ la mafia al figlio, Mario Carlo – anche lui in manette – sua ‘longa manus’ in Sicilia dopo il suo trasferimento a Roma. Guttadauro era finito ai domiciliari lo scorso mese di febbraio, ma nonostante questo avrebbe più volte cercato di comunicare con l’esterno anche attraverso l’utilizzo di Telegram. Così dai domiciliari, secondo l’accusa, continuava a tessere le proprie relazioni.

In considerazione dell’età over 70 e dell’assenza, a febbraio, di eccezionali ragioni cautelari, il medico era stato sottoposto agli arresti domiciliari. Dalle indagini successivamente svolte sono emersi, tuttavia, elementi che hanno consentito di ipotizzare plurime violazioni agli obblighi di non comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano impostigli con il provvedimento cautelare; la ricerca di canali di comunicazione riservati per interloquire con terzi, compreso il ricorso ad applicazioni non intercettabili e sulla base dei quali l’Ufficio di Procura ha richiesto ed ottenuto dal Gip la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella più afflittiva della custodia in carcere. L’ordinanza è stata eseguita all’alba di oggi, dai carabinieri del Ros, con il supporto dei militari del Comando provinciale di Palermo.

Già coinvolto in altre indagini, Guttadauro, ‘u dutturi’, era uscito di galera nel 2012 e aveva deciso di trasferirsi a Roma per non destare le attenzioni delle forze dell’ordine. Ma dalle indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, è emerso che dalla capitale si sarebbe occupato di risolvere i contrasti che erano sorti a Palermo in merito all’esecuzione di lavori che dovevano essere realizzati presso un’importante struttura industriale nella zona di Brancaccio. L’indagine nasce dalle operazioni di ricerca di Matteo Messina Denaro. Guttadauro, infatti, è il fratello di Filippo, cognato del superlatitante.

Guttadauro ha alle spalle tre condanne definitive, una nel ’96, una seconda nel ’99 e una terza nel 2007. È stato anche coinvolto nell’operazione Ghiaccio condotta dal Ros nel 2002. Le intercettazioni hanno rivelato le dure critiche mosse da Guttadauro alle ‘nuove leve’ della mafia. L’uomo avrebbe, secondo le indagini, anche gestito e regolato il traffico di droga a Bagheria, e avrebbe progettato un traffico di stupefacenti con l’estero prevedendo, un canale per l’approvvigionamento di cocaina dal Sud America e di hashish dall’Albania.

Dalle indagini, come si legge nel testo dell’ordinanza che ha portato al suo arresto a febbraio, è emerso che una facoltosa donna romana, si era rivolta a Guttadauro per ottenere la risoluzione di un contenzioso che la vedeva pretendere da un istituto bancario di un credito di 16 milioni di euro. Una vicenda della quale Guttadauro si è interessato, chiedendo e ottenendo, per la sua mediazione, una quota del 5%. E, secondo quanto si legge nelle carte, Guttadauro “non esitava a prospettare che sarebbe passato, in caso di esito infruttuoso della sua mediazione, all’azione violenta, incaricando qualcuno di ‘dare legnate’ al soggetto che ostacolava l’intermediazione”.

Nell’ambito della stessa indagine sono indagati, ma senza essere destinatari di provvedimenti cautelari, alcuni esponenti della cosca di Roccella: in due sono accusati anche di lesioni aggravate.

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