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Il tempo, tra improvvisazione e innovazione

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Domenica sera a Palazzo centrale incontro con il musicista Mario Brunello

“Interpretare. Il tempo, tra improvvisazione e innovazione” è il titolo dell’incontro che si terrà domenica prossima, 15 ottobre, alle 21, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università, nell’ambito del Festival delle Istituzioni, promosso dalla Scuola Superiore di Catania e dall’editore Il Mulino.

Ospite dell’appuntamento sarà infatti il celebre violoncellista Mario Brunello, chiamato a dialogare con la professoressa Adriana Di Stefano, docente di Diritto dell’Unione europea nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania e coordinatrice della Classe di Scienze umanistiche e sociali della Scuola Superiore di Catania. ‘Mediatrice’ e moderatrice del confronto tra il musicista e la giurista catanese sarà la professoressa Maria Rosa De Luca, docente di Musicologia e Storia della Musica nel dipartimento di Scienze umanistiche.

Violoncellista, solista, direttore, musicista da camera, direttore artistico dei Festival Arte Sella e dei Suoni delle Dolomiti e del Festival di Stresa, Brunello si è esibito con le più prestigiose orchestre del mondo (tra cui la London Symphony e la London Philharmonic Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la San Francisco Symphony, la NHK Tokyo, l’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestre Philarmonique de Radio France, la Filarmonica della Scala e la Filarmonica di Monaco).

Assiduo frequentatore di sale da concerto e di festival internazionali, ama portare la musica fuori dai circuiti tradizionali, sperimentando luoghi e forme inusuali di comunicazione e nuove forme di divulgazione musicale. In quest’ottica ha scritto nel 2014 per il Mulino, nella collana ‘Parole controtempo’, il libro “Silenzio”, ispirato dall’atmosfera dei monasteri, delle cime dolomitiche o del deserto in cui Brunello ha portato le sue note. Il suo terzo libro “Interpretare” (per Rizzoli aveva già pubblicato nel 2011 “Fuori con la musica”), è stato scritto nel 2016 insieme al giurista Gustavo Zagrebelsky, e presenta una riflessione articolata sulle collaborazioni tra diversi approcci musicali o tematici.

«Nella musica così come nel diritto – si legge nell’introduzione del volume -, di fronte a una legge o a una suite di Bach, l’interprete si muove sempre in una delicata zona di confine che si situa tra l’eseguire e il creare. Dall’anelito alla perfezione alla deriva dei virtuosismi, dal gusto dell’improvvisazione alla necessità dell’innovazione, il compito più alto, e arduo, dell’interprete è quello di farsi tramite fra passato e futuro».

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