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mercoledì 6 Luglio 2022

Vaccini: sanitari NoVax sospesi anche se guariti

Speranza, "il Covid non prende l'aereo e va via il 31 marzo"

La guarigione da Covid-19 non dà diritto a tornare a lavoro per i sanitari non vaccinati e sospesi. Infatti essere guariti dal Covid “non è, in base alla normativa vigente, circostanza idonea a legittimare la revoca della sospensione”.

Serve la comunicazione del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che hanno completato il ciclo vaccinale primario, della somministrazione della dose di richiamo. Questo quanto viene ribadito dal ministero della Salute rispondendo a una richiesta di chiarimenti da parte della Federazione degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che a sua volta ha inviato una circolare ai presidenti degli ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ai presidenti delle commissioni degli iscritti agli albi dei medici, ai presidenti delle commissioni degli iscritti agli albi degli odontoiatri e loro sedi.

La Fnomceo si è rivolta al ministero perchè in merito ai dati dei sanitari vaccinati/non vaccinati come rilevati dalla Piattaforma nazionale-DGC nelle giornate del 7 e del 14 febbraio inviati dalla FNOMCeO agli Ordini territoriali, sono state evidenziate criticità relative ai professionisti guariti da Covid-19. L’ufficio di Gabinetto del ministero, si legge nella circolare Fnomceo, raccomanda quindi “di non procedere alle revoche delle sospensioni” sulla base di quei file fino a che “la Piattaforma non sia adeguata alla normativa di riferimento”.

Inoltre l’Ufficio di Gabinetto del ministero chiarisce che l’Ordine deve accertare lo stato di avvenuta vaccinazione del professionista. Da qui la conferma della disposizione stabilita nell’art.4, comma 5 del decreto-legge n.44/2021 in base alla quale la sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato all’Ordine della vaccinazione.

“Due anni fa fummo costretti a fare scelte difficili, oggi il 91% della popolazione sopra i 12 anni si è vaccinata e questo ci mette nelle condizioni di gestire in maniera del tutto diversa la pandemia, che purtroppo è ancora in corso, e ci sta permettendo in queste ore di piegare la curva senza ricorrere a chiusure generalizzate”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza alla Fnomceo per la 2/a Giornata nazionale del personale sanitario. “Abbiamo somministrato in 13 mesi e mezzo 133 milioni di dosi e questo lo può fare solo un grande Paese, solo un grande Servizio sanitario nazionale fatto di uomini e donne come voi”.

 “Se la tendenza di riduzione della curva continua, lavoreremo nelle prossime settimane per superare lo stato d’emergenza. Ma il Covid non prende l’aereo e va via il 31 marzo. Possiamo decidere formalmente di superare l’emergenza, penso che ci possano essere le condizioni per farlo, ma alcune cose dovremo conservarle”. Lo afferma in un colloquio con Repubblica il ministro della Sanità Roberto Speranza. Il Green pass, spiega Speranza, “è stato ed è un pezzo fondamentale della nostra strategia.

Le mascherine al chiuso sono ancora importanti: non riesco a vedere un momento X in cui il virus non esiste più e cancelliamo insieme tutti gli strumenti”. Quindi misure come il Green Pass “devono avere una temporaneità, ma dire ora, con sessantamila casi al giorno, “che l’impalcatura va smantellata, beh, penso sia un errore. Ribadendo, però, una cosa: tutte le attività resteranno aperte”. A marzo, aggiunge, “parte la quarta dose per gli immunocompromessi, ma dovremo valutare il richiamo per tutti dopo l’estate. È da considerare probabile, perché il virus non stringe la mano e se ne va per sempre”. Quanto ai primi mesi della pandemia, due anni fa, Speranza rivendica che “la scelta del lockdown nazionale ha evitato che la prima ondata arrivasse al Sud, salvando molte vite”.

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