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Il Cammino sinodale, restituzione diocesana della fase sapienziale

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L VESCOVO RASPANTI: "Corresponsabilità ecclesiale: costruire comunità di fede partecipative”

Il Cammino sinodale della Chiesa in Italia, ispirato dal magistero di Papa Francesco, si articola in tre fasi: narrativa, sapienziale e profetica.

La restituzione diocesana della fase sapienziale suggerisce un’analisi della fase già vissuta del processo sinodale a partire dal discernimento della fase narrativa che poi si concluderà con la fase profetica.

Nella fase narrativa si era già evidenziata la percezione della Chiesa come istituzione piuttosto che come esperienza di comunità, con un’importanza spesso attribuita al sacerdote. Si era sottolineata l’importanza dello “stile sinodale” per coinvolgere sia il clero che i laici e affrontare le sfide quotidiane e le fragilità umane.

Nella sintesi della fase sapienziale appena conclusa e consegnata alla comunità, si mette in luce la difficoltà di passare dal discernimento alla proposta concreta.

Il vescovo Antonino Raspanti: “Sono emersi temi chiave come la formazione alla fede e alla vita, la sinodalità e la corresponsabilità. Viene evidenziata l’importanza di coinvolgere tutti i membri della Chiesa, dando particolare attenzione alle donne e alla formazione permanente del clero”.

Infine, nella sintesi vengono condivise alcune buone pratiche, come l’iniziativa della “Tenda dell’Ascolto” promossa dalla Pastorale Giovanile, che promuove il dialogo con i giovani e favorisce la partecipazione attiva della comunità. Si ribadisce, inoltre, l’importanza di un approccio profetico e aperto al cambiamento per mantenere viva la dinamicità della Chiesa.

Dichiara don Vittorio Rocca, referente diocesano del sinodo: “Adesso avrà inizio la fase profetica che riconosce la necessità di ascoltare il popolo di Dio e di mettere in atto proposte concrete. Si sottolinea, in questo tempo profetico, di dare importanza alle relazioni autentiche e alla preparazione personale e comunitaria, partendo dalla vita concreta delle persone. Si vuole proporre un modello di Chiesa aperta al dialogo con il mondo e attenta ai segni dei tempi”.

Conclude: “Non abbiamo organizzato un evento, ma avviato un processo. Adesso però il lavoro, nella terza fase cruciale operativa, non spetta a noi dell’equipe diocesana. Il nostro compito era semplicemente di animazione. Spetta adesso sia agli organismi pastorali diocesani e parrocchiali sia ai vari gruppi ecclesiali presenti nel territorio”.

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